Dietro il fallimento di Banca Etruria tutte le colpe di papà Boschi

Nell'ambito dell'inchiesta e delle indagini approfondite dai commissari della Banca d'Italia, vengono in superficie le reali causa del disastro di Banca Etruria: a determinare il tracollo si evince ormai senza…

Nell’ambito dell’inchiesta e delle indagini approfondite dai commissari della Banca d’Italia, vengono in superficie le reali causa del disastro di Banca Etruria: a determinare il tracollo si evince ormai senza troppi dubbi o supposizioni, che siano stati gli sprechi e i “favori” elargiti dagli ex vertici dell’istituto agli amici ed agli amici degli amici.

Papà Boschi tra i principali indagati

Tra quelli che sono stati i presidenti e i principali dirigenti dell’istituto di credito spicca anche il nome di Luigi Boschi, padre del Ministro Maria Elena, implicato e fortemente coinvolto, da quanto emerge dalle ultime analisi , nello scandalo che ha portato al crac irreversibile dell’Etruria, attuando una politica messa in pratica proprio dai vertici, che ha portato alla perdita di 517milioni di euro.


Al momento le accuse dei funzionari di Palazzo Koch coinvolgono anche su l’ex presidente Rosi e l’ex vicepresidente Berni, inoltre componenti del Cda Claudia Bugno, Andrea Orlandi, Luciano Nataloni, Luigi Nannipieri e Claudio Salini, tutti accusati di abusi e sprechi a discapito dell’azienda dilapidandone il patrimonio, ma anche a danno degli utenti e dei piccoli risparmiatori che hanno visto dissolvere i loro piccoli gruzzoli, accumulati in anni di lavoro e sacrificio e trasformati d’improvviso in carta straccia.

L’analisi di via Nazionale

Da via Nazionale, la Banca d’Italia ha redatto un documento che sintetizza colpe e responsabilità degli ex vertici di Etruria, specificandone gli errori gravi e le manovre sbagliate e superficiali che hanno irreparabilmente condotto la Banca e tutti i suoi utenti ad un lento stillicidio.

L’ex Presidente, con i suoi bracci destro e sinistro, Boschi e Berni, insieme con il resto degli indagati sono principalmente inquisiti per “inerzia nell’attivare adeguate misure correttive per risanare la gestione, provocando un ulteriore peggioramento della situazione tecnica, già gravemente deteriorata. Comportamento che ha provocato una significativa erosione delle esigue risorse patrimoniali, da tempo non in grado di soddisfare il previsto capital conservation buffer del 2,5%

Inoltre gli indagati sono tenuti a difendersi dall’accusa di “non aver pianificato interventi idonei a ristabilire l’equipaggio reddituale del gruppo, per di più necessari in considerazione dell’elevato ammontare degli attivi infruttiferi e dei vincoli in termini di patrimonio e redditività

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