La vita di Cristiano Fabris: viaggiare e vivere in camper

Può capitare, per certe persone, che ci si accorga che la vita condotta non sia abbastanza, o che in fondo non gli appartenga. In questi casi è difficile trovare la…

Può capitare, per certe persone, che ci si accorga che la vita condotta non sia abbastanza, o che in fondo non gli appartenga. In questi casi è difficile trovare la forza e il coraggio di cambiare, ma spesso uno stimolo esterno diventa la chiave per poter agire. È questo il caso di Cristiano Fabris, un torinese classe 1972 che, guidato dagli eventi della vita, ha saputo compiere una scelta importante: quella di “vivere e lavorare in camper”.

Riguardo ai motivi di tale scelta, la prima risposta, e probabilmente quella più spontanea, riguarda un punto di vista che potremmo definire emotivo: “Dire basta all’angoscia di dover per forza timbrare un cartellino, e iniziare, semplicemente, a vivere nel modo più libero la propria personalità. Anzi, più che libertà io la definirei coscienziosa libertà, cioè essere consapevole che il tempo disponibile lo stai pienamente utilizzando per te stesso e non per altre persone“.

A cosa è corrisposta questa tua scelta di vita?

Al fatto di non essere più vincolati da una serie di impegni che ti vengono imposti dalla società. Significa non avere più un mutuo sulla tua testa perché la casa la metti in affitto e con il ricavato estingui il mutuo. La spesa la fai non più per forza il sabato ma quando vuoi, dove vuoi, e nel modo migliore, più economico e vantaggioso per le tue tasche. Significa non avere la sveglia al mattino perché ti svegli con la luce del sole, perché decidi che la tua vita abbia altre priorità. Arriva il momento in cui la vita precedente, che ti apparteneva da 40 anni, fatta di mutuo per la casa, della laurea e del lavoro, e di tutte le altre imposizioni sociali, perde completamente valore e dici basta”.

Il momento di dire “basta

In merito al motivo più concreto che lo ha spinto al cambiamento, Cristiano parla di un “trauma esterno, l’elemento che ha fatto scaturire questa scelta, che inizialmente consisteva semplicemente nello stare a galla il più possibile. Forse in altri termini, e con altri tempi – aggiunge – ci sarei arrivato ugualmente a vivere e lavorare in camper, e a fare il lavoro che mi piace”.

Mi sono trovato, nel giro di 24 ore, senza lavoro, senza casa, senza la metà di me stesso, e senza più quegli obiettivi che una persona può pensare di prefiggersi nella propria vita. Non avevo più nulla tranne il camper e il desiderio di scrivere, che è sempre stata una mia passione”. Così, a quel punto il camper è diventato per lui il mezzo che gli ha permesso di reagire, “viaggiando, conoscendo persone e realtà nuove, e ciò è diventato la mia ancora di salvezza. Il resto, cioè scrivere per delle testate online, scrivere un libro, è venuto dopo, è stato solo il seguito, la naturale conseguenza di quello che stavo facendo”.

Cristiano Fabris e il suo camper

Era arrivato, per lui, il momento di dire basta alla vita precedente. “Basta a dover per forza dipendere, e a far dipendere la tua soddisfazione lavorativa, da qualcuno che l’indomani mattina si alza e ti dice: quelli che hanno i capelli rasati e la barba non mi vanno più a genio. Basta pensare che per forza di cose siccome hai due lauree e tuo padre e tua madre devono essere orgogliosi del fatto che tu abbia una posizione da dirigente, non puoi decidere di fare ciò che vuoi nella vita, lo scrittore, il giornalista, lo spazzino o l’autista di autobus. Basta pensare di dovere avere per forza un fidanzato accanto e di dover essere fedele in una vita a due perché ti è stato insegnato che la vita è a due: balle!

Questa non è la verità. – commenta Cristiano con fervore – La verità è che ci stiamo tutti costruendo delle scusanti per non fare una scelta di vita così forte, come gli impegni di famiglia, i bambini, i figli, il mutuo e così via. Ma nel momento stesso in cui queste cose ti vengono cancellate perché qualcuno decide che tu non le debba più avere impari a farne a meno, scopri che tutto è relativo, e questo è il mio caso”. Queste verità, sottolinea Cristiano, si scoprono solo nel momento in cui non si ha più niente, quando si perde tutto; è in questi casi che si comprende come in realtà si abbia invece tutto, poiché si ha veramente la possibilità di scegliere, di iniziare da zero.

La vita di Cristiano prima di compiere la sua scelta

Due anni fa Cristiano racconta di essere stato un “dirigente in azienda“, un 40enne che guadagnava 4000 ero al mese, e con un compagno di vita da 4 anni. Ha compiuto quello che ha definito “il classico percorso lavorativo”, iniziando a lavorare a vent’anni facendo l’impiegato semplice, poi il magazziniere, l’impiegato ai servizi generali, per poi ottenere finalmente un ruolo di responsabilità all’interno dell’ufficio acquisti per una multinazionale italiana. A un certo punto ha poi scelto di andare a vivere a Milano, e non riuscendo a trovare in quella città un lavoro stabile, ha accettato un lavoro precario lasciando il precedente impiego. “Contemporaneamente ho messo in affitto la mia casa convinto di andare a convivere con la persona con cui stavo insieme da 4 anni. Invece, 3 giorni dopo questa persona è salita in camper e mi ha detto: non abbiamo più niente da condividere, ciao e arrivederci”.

È stato quello il momento in cui ha perso tutto, ma non solo, è stato anche lo stimolo per intraprendere una nuova vita. “Ho passato dei mesi in cui, dal punto di vista personale ed emotivo, sono andato e tornato centinaia di volte dall’inferno. Non capisci come hai fatto a non accorgerti del fatto che quella persona non fosse vera, e dei tradimenti mentali e fisici. Capisci che non hai più nulla, ma l’unica certezza che hai è quella di dover pagare un mutuo di 30 anni, e non hai più neanche una casa perché l’hai messa in affitto. E cosa fai, torni da tuo padre e tua madre dopo 25 anni di lavoro a chiedere dei soldi a loro che invece dovrebbero godersi la pensione?

Di cosa vivi adesso?

Che cosa faccio? Quando è successo il patatrac ho preso il camper cominciando a viaggiare e a scrivere dei miei viaggi, ciò che vedevo e visitavo nelle località in cui andavo passando dai 4 ai 5 giorni. A forza di scrivere questi articoli per blog, testate giornalistiche cartacee e online, portali di turismo e così via, qualcuno si è accorto di me e ha cominciato a chiedermi di scrivere più spesso questi articoli, fino a farli diventare a tutti gli effetti un lavoro. Ora andrò a scrivere un articolo sul carnevale di Cento, dopodiché ci sarà quello di Viareggio, poi quello di Nizza, e successivamente inizierà il periodo pasquale“.

“Scrivo anche articoli di cronaca, – aggiunge – avendo il camper è facile raggiungere certi posti, come quando sono stati compiuti gli attentati di Parigi, erano le 10:40 di sera e il mattino dopo alle 4:30 io ero lì, sono potuto arrivare alla periferia della città col camper, e ho potuto realizzare filmati e fare interviste, scrivere articoli direttamente sul posto”.

Aspetti positivi e negativi

Riguardo agli aspetti positivi, Cristiano spiega come nella solitudine del camper si impari a conoscere bene sé stesso: “a volte mi ritrovo a scrivere davanti a un tramonto la sera in riva a un fiume, con tutta la tranquillità e la serenità che ciò può donarmi. Poi impari a badare a te stesso, a fare a meno del superfluo e a risparmiare e centellinare tutto, è uno stile di vita capace di insegnarti anche a essere più educato e rispettoso nel consumo“.

In merito agli aspetti negativi ha poi scherzato sulla “stufa del camper che non funziona da due giorni, e se devo andare in qualche luogo in cui fa freddo è un bel problema”. Ha poi aggiunto, in termini più seri, come l’Italia non sia ancora pronta a ospitare i “full time” come lui, cioè coloro che vivono e lavorano in camper, evidenziando principalmente due cause: in primo luogo come sia difficile trovare, nei paesi, le aree di sosta attrezzate per i camper, e poi ha lamentato un problema di gestione delle aree esistenti, parlando di sporcizia e assenza di controlli, oltre a consueti problemi di convivenza con gli zingari.

Sei felice della scelta che hai fatto?

Alcune volte mi fermo e mi dico: l’avessi fatto prima! Certo, non l’ho fatto perché avevo paura, e non avevo ancora avuto lo stimolo giusto. Ci sarei arrivato ma con i tempi e i metodi miei, non in maniera così traumatica com’è stato”.

Cristiano racconta poi come la sua scelta gli consegni una libertà che spesso non è concessa a chi vive una vita basata nel rispetto di troppo ferree norme sociali, manifestando la possibilità di essere libero anche dal punto di vista sessuale, permettendogli di avere rapporti con chi vuole senza dover per forza realizzare il “rapporto a due” spesso idealizzato dalla società.

In questo momento qualcuno mi chiede qual è la mia famiglia, e io rispondo che la mia famiglia siamo io e il Camper, quest’ultimo mi ha dato decisamente più soddisfazioni di quante me ne abbiano date gli esseri umani negli ultimi due anni”.

Cosa ti aspetti adesso, e quali sono i progetti nel tuo futuro?

Continuare a vivere e lavorare in camper facendo ciò che mi piace, cioè scrivendo articoli. Per me molto dipende dalla salute, quando ho deciso di intraprendere questa vita contemporaneamente ho portato avanti una terapia di cristallizzazione del Parkinson giovanile al braccio destro, utile a tenere sotto controllo la malattia, di per sé inguaribile”.

A suo dire, in teoria la malattia non dovrebbe peggiorare, ma Cristiano sostiene di non sapere cosa gli riserverà il futuro, e d’altronde, se c’è qualcosa che questa esperienza gli ha insegnato, è non aspettarsi niente dal futuro.

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