Paralizzato recupera il tatto grazie alla neurostimolazione

Grazie ad uno studio condotto all'università di Pittsburgh, un ragazzo tetraplegico di 28 anni è tornato a percepire la sensazione del tatto

Nathan Copeland, un ragazzo di 28 anni rimasto paralizzato dopo un incidente stradale, è tornato a sentire il caldo e la pressione sulla pelle grazie ad un braccio robotico che è stato collegato direttamente al suo cervello.

Percepiti tocchi d’intensità variabile

Grazie ad uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Pittsburg, Nathan Copeland ha dichiarato di riuscire a sentire stimoli realistici e piuttosto simili a quelli che provava prima dell’incidente stradale, avvenuto in una notte piovosa quando aveva solo 18 anni, che lo ha reso tetraplegico per colpa di una lesione al midollo spinale: “Posso sentire quasi ogni dito, è una sensazione davvero strana”. Copeland, infatti, è riuscito a sentire dei tocchi sulla sua mano e a percepirli di intensità variabile a seconda degli impulsi elettrici applicati, grazie alla stimolazione degli elettrodi impiantati chirurgicamente nelle aree somato-sensoriali del suo cervello la scorsa primavera.


Il ragazzo è riuscito a percepire il tocco tra la mano robotica e l’oggetto davanti a lui come se fosse la sua “vera” mano e ha descritto la percezione del tatto della sua mano robotica come “naturale” e simile alla percezione del tocco leggero del cotone sulla pelle. A tal proposito Copeland ha dichiarato: “A volte la sensazione è di scarica elettrica, altre volte di pressione, ma per la maggior parte delle volte, posso indicare le singole dita con precisione definita. È come se le mie dita venissero toccate o spinte”.

La capacità percettiva si mantiene stabile nel tempo

I ricercatori hanno inoltre dimostrato che la capacità percettiva riacquistata con la mano robotica si mantiene stabile nel tempo e durante un esperimento in cui Copeland è stato bendato, il ragazzo è riuscito ad identificare correttamente nell’84% dei casi quale dito della protesi venisse toccato.

Lo studio è stato realizzato anche grazie ai finanziamenti del programma Revolutionizing Prosthetics dell’agenzia statunitense per la ricerca nel settore della Difesa DARPA e come dichiarato dal professor Rob Gaunt della Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburg e primo autore dello studio apparso sulla rivista Science Translational Medicine: “L’obiettivo finale è quello di creare un sistema che si muove e si sente proprio come farebbe un braccio naturale”. Secondo gli autori della ricerca, infatti, i risultati dimostrano che la neurostimolazione può aiutare le persone paralizzate oppure amputate a percepire la sensazione del tatto grazie a neuroprotesi sempre più d’avanguardia; e anche se la strada da percorrere è ancora lunga, dice Gaunt, “questo è un ottimo inizio”.



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