Torturata con il waterboarding in una casa degli orrori

Amy Milligan accusa gli attori della casa degli orrori McKamey Manor di averla torturata e tagliato le parti peggiori dell'esperienza nel video pubblicato su Youtube

La californiana Amy Milligan ha dichiarato di essere stata picchiata, torturata e sottoposta a waterboarding – una pratica in cui la vittima è legata su un tavolo con i  piedi più in alto della testa, vedendosi rovesciare in faccia litri e litri d’acqua, quasi facendola annegare – da attori che lavorano nella famosa casa degli orrori McKamey Manor, a San Diego: in un filmato pubblicato su Youtube, infatti, si vede la donna mentre viene spinta a terra, tirata per i capelli e schiaffeggiata.

Gli attori hanno spinto più volte la testa della donna sott’acqua

Secondo Amy Milligan il video è stato modificato per tagliare le parti peggiori dell’esperienza e non è stato mostrato il momento in cui è stata costretta a sdraiarsi in una piscina poco profonda con le mani legate con sopra una gabbia: la donna supplicava gli attori di fermarsi, ma quest’ultimi hanno invece spinto più volte la sua testa sott’acqua. Ad un certo punto il video viene interrotto con dei sottotitoli che avvisano “non è possibile mostrare ciò che avviene” e quando riprende si vede la donna che giace in un congelatore in pochi centimetri di acqua sporca e gli attori versare dell’acqua sulla testa; mentre in un’altra parte del filmato si vede la Milligan bagnata fradicia e terrorizzata.

McKamey nega la pratica del waterboarding

Come dichiarato al San Diego Union-Tribune, questa esperienza ha lasciato numerose cicatrici fisiche ed emotive e a tal proposito la donna ha dichiarato: “Pensavo di morire, di annegare, dicevo che non riuscivo a respirare ma ottenevo il solo effetto di farli ridere di più”. Per questo motivo la Milligan ha deciso di rivolgersi alla Polizia per riferire quanto accade nella casa, senza tuttavia presentare denuncia.

Dal suo canto, McKamey afferma che i visitatori sono consapevoli di cosa li aspetta entrando nella casa, mentre nega che qualcuno pratichi il waterboarding e non ha voluto confermare l’esistenza o meno della gabbia. Secondo McKamey, una minoranza dei partecipanti firma la liberatoria ignorando gli avvertimenti, per poi accusare di aver subito torture e aggressioni: le persone, infatti, possono avere la sensazione di annegamento, ma “ciò che si svolge nella casa è sempre assolutamente sicuro”.



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