Zuckerberg indagato in Germania: "Facebook istiga all'odio razziale"

Zuckerberg e i vertici di Facebook sono indagati dalla Procura di Monaco per la mancata rimozione dal social di contenuti inneggianti all'omicidio e all'odio razziale. Intanto, il Tribunale di Napoli conferma le accuse per la mancata rimozione dal social dei contenuti riguardanti Tiziana Cantone

Giornate impegnative per Facebook e il suo fondatore, Mark Zuckerberg. Nel giro di poche ore, infatti, il social network è finito per ben due volte nel mirino della magistratura, sia in Italia che in Germania. È stato rigettato dal Tribunale di Napoli il ricorso di Facebook Ireland contro le accuse di mancata rimozione dei contenuti offensivi nei confronti di Tiziana Cantone. E nello stesso tempo, in Germania, Facebook e i suoi vertici devono affrontare le pesanti accuse di istigazione all’omicidio e all’odio razziale.

Zuckerberg alle prese con la Procura di Monaco

La gestione dei contenuti diffusi attraverso Facebook è una questione spinosa con cui Mark Zuckerberg e i vertici del social si trovano molto spesso a dover fare i conti. È di poche settimane fa la polemica per la censura di un post di Ilaria Cucchi, eliminato come contenuto non adeguato a causa delle presenza della foto del cadavere di Stefano. Stavolta però le accuse riguardano delle mancate rimozioni  di contenuti segnalati a Facebook come offensivi e inneggianti all’odio. La Procura di Monaco ha infatti avviato l’indagine a seguito della denuncia per omesso controllo e mancata rimozione di contenuti offensivi, violenti e illegali, segnalati da diversi utenti. Si tratterebbe di post inneggianti all’odio razziale, alcuni dei quali istigavano all’omicidio, addirittura negando l’Olocausto. La notizia è riportata dal settimanale tedesco Der Spiegel.


Facebook perde il ricorso per il caso Cantone

Ma anche in Italia le cose per Zuckerberg non sembrano andare meglio. Il Tribunale di Napoli ha infatti confermato le accuse mosse nei confronti di Facebook sul caso Cantone. Il social avrebbe dovuto infatti rimuovere immediatamente i post che contenevano link e informazioni offensive nei confronti di Tiziana Cantone, agendo di propria iniziativa, senza attendere una precisa indicazione a procedere da parte del Garante della Privacy. Respinto quindi in toto il ricorso di Facebook Ireland, che aveva sostenuto l’impossibilità di riuscire a tenere monitorati tutti i contenuti postati dai milioni di utenti del social in tutto il mondo.

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