Renzi, il referendum e le (criticate) lettere agli italiani

Matteo Renzi ha destato uno scalpore generale per aver inviato, agli italiani all'estero, delle lettere contenenti le motivazioni per cui votare Sì all'imminente referendum.

L’imminente referendum costituzionale, che si terrà il giorno 4 dicembre e che è stato indetto dal presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, sta producendo differenti reazioni da parte dell’opinione pubblica. Oltre agli artisti, che si pongono come capaci veicolatori di ciò che ritengono possa essere la giusta scelta tra il o il No, il caso emblematico è rappresentato dal premier stesso.

Renzi, da sempre favorevole al Sì, durante le ultime settimane, ha provocato uno scalpore generale, da parte di cittadini ed esponenti politici, per aver inviato, agli italiani residenti all’estero delle particolari lettere. Le brochure di due pagine recapitate a oltre 4 milioni di persone in tutto il mondo, sono state spedite, in realtà dal Partito Democratico e dagli altri comitati favorevoli al “Sì”. Queste sono state considerate come una sorta di propaganda che intende spingere gli italiani residenti all’estero a votare per il Sì.


Chi ha pagato le lettere inviate da Renzi?

Pertanto, questa situazione ha portato una dura polemica riguardante il fatto che ciò abbia potuto comportare una sovrapposizione di ruoli per Matteo Renzi: da un lato, in qualità di segretario del Pd, dall’altro, nelle vesti di Presidente del Consiglio. La spedizione di lettere simili, infatti, è stata una pratica già utilizzata da Walter Veltroni, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani. La differenza sostanziale, tuttavia, risiede nel fatto che, all’epoca, i due esponenti politici non ricoprivano il ruolo di Presidente del Governo.

La feroce critica, però, fa riferimento anche all’ipotesi relativa a chi abbia realmente pagato la spedizione di tutte le brochure. Secondo alcune stime di Gaetano Quagliarello, senatore di Grandi Autonomie e Libertà, sembrerebbe che siano stati spesi un totale di 4 milioni di euro, quindi un euro a lettera. Il Pd, comunque, ha smentito qualsiasi voce riguardante il fatto che fossero stati spesi soldi pubblici e, addirittura, Renzi ha affermato di aver intenzione di querelare chiunque affermi fatti simili. Infatti, il partito ha sempre dichiarato di essersi fatto carico di tutte le spese necessarie per la spedizione di queste lettere.

Le reazioni di D’Alema e Mentana

Inoltre, Matteo Renzi è stato accusato di aver favorito la propaganda relativa al Sì al referendum, piuttosto che quella favorevole al No. Infatti, Enrico Mentana, direttore del Tg La7, ha affermato: “Non si può rischiare di falsare questa consultazione cercando un rapporto unilaterale, che è possibile soltanto a chi guida l’istituzione governativa nei confronti degli italiani all’estero. Ci vorrebbe una busta con dentro due lettere: le ragioni del Sì e quelle del No“.

A riguardo, Massimo D’Alema, presidente del Consiglio dal 1998 al 2000, ha voluto scrivere una lettera agli italiani residenti all’estero, riportante le motivazioni opposte a quelle dell’attuale premier. Il politico, favorevole al No, ha messo in guardia i connazionali: “Con il referendum vi si chiede di cambiare molti articoli della Carta e di rinunciare alla vostra rappresentanza in Senato, poichè il Senato cambierà funzione e rappresenterà quelle autonomie territoriali – regioni e comuni – con le quali voi stessi mantenete molti rapporti culturali, affettivi e persino materiali, soprattutto per chi di voi continua ad avere in Italia una casa, un terreno, vi si reca in vacanza o per studiare. Per chi partecipa a scambi culturali o a interscambi commerciali“.

Poi, l’ex premier continua: “Questo sistema confinerà gli italiani nel mondo in un ambito di esclusiva testimonianza. Voi, però, avete il potere di fermarlo votando No al referendum. Il No che vi chiediamo non è soltanto per difendere i vostri diritti, ma anche per bloccare una riforma che umilia il ruolo delle autonomie, riduce la funzione del Parlamento e concentra i poteri nel governo nazionale, senza che vi sia un sistema adeguato di contrappesi e controlli. Al di là di tanti aspetti negativi, questo è il significato di fondo della riforma Renzi“.

il Comitato del No ha dichiarato che se vincerà il Sì, visto quanto accaduto con le lettere, si arriverà a un ricorso: “Nel voto degli italiani all’estero, non è garantito il requisito della segretezza e se il voto degli italiani all’estero fosse decisivo ai fini del risultato e determinasse la vittoria del Sì al referendum del 4 dicembre, potremmo decidere di impugnare il risultato. Matteo Renzi ha reagito alla polemica sulle lettere: “”Quelli del No dicono che se perdono faranno ricorso, noi non faremo ricorsi e controricorsi, faremo una battaglia con il sorriso e parliamo del merito. Il tentativo è di buttarla in rissa, la nostra reazione è calma e gesso, sorrisi e tranquillità”

L’usanza di spedire le lettere agli italiani 

Come precedentemente accennato, Matteo Renzi non è stato il primo ad aver avuto l’idea di spedire lettere di tal genere agli italiani. L’inventore di questa usanza è stato sicuramente Silvio Berlusconi che, nel 2001, aveva avuto l’idea di far recapitare ai connazionali la sua biografia, intitolata Una storia italiana, in vista delle imminenti elezioni politiche, che lo portarono a ricoprire il ruolo di premier per la seconda volta.

Successivamente, nel 2006, fu la volta di Romano Prodi, neo presidente del Consiglio, che scrisse agli italiani per chiedere di votare No alla riforma costituzionale indetta dal centrodestra: “Dobbiamo opporci con convinzione a questa confusa riforma che stravolge la nostra Carta, nata dall’antifascismo e dalla lotta di liberazione nazionale. Togliamo di mezzo questo brutto pasticcio”. Anche in questo caso, le lettere ebbero la loro utilità: vinse il No.

A seguito della caduta del governo Prodi, nel 2008, Berlusconi e Walter Veltroni spedirono agli italiani residenti all’estero delle lettere, in occasione delle politiche che si sarebbe svolte nell’aprile dello stesso anno. Silvio Berlusconi ottenne la vittoria, mentre Veltroni ne uscì sconfitto.

Dati i precedenti successi, Pier Luigi Bersani, candidato premier del centrosinistra per le politiche del 2013, aveva deciso di utilizzare lo stesso metodo. Nelle sue lettere, però, aveva dichiarato: “Non prometto nuovi miracoli italiani, ma impegni chiari e precisi per creare occupazione, garantire serenità alle famiglie, dare un lavoro e un’opportunità ai giovani senza costringerli a scappare”. Però, non era riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta al Senato.

Infine, sempre nel 2013 in vista della tornata elettorale, Berlusconi aveva deciso di riutilizzare il metodo ormai collaudato e capace di ottenere il consenso popolare. Ma questa volta fu accusato da Bersani di truffa, in quanto le lettere sembravano dei moduli per la richiesta di un rimborso. Infatti, recitavano i titoli in neretto: “Modalità per accedere nel 2013 al rimborso dell’Imu pagata nel 2012 sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati agricoli” e “Avviso importante: rimborso Imu 2012“.

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