Immigrazione: Minniti vuole riaprire i Cie, ma sono davvero una soluzione?

Il ministro Minniti vuole aprire Cie in ogni Regione, scoppia la polemica con le altre forze politiche che vogliono un approccio più duro sull'immigrazione

Dopo la morte della giovane ivoriana di 25 anni nel centro d’accoglienza di Cona, si è riaperta una ferita mai sanata: quella della gestione della migrazione. In Italia questo è un tema molto scottante: si è proceduto a tentoni nel tentare di regolarizzare e “smaltire” un flusso di persone sempre maggiore che approdano sulle nostre spiagge, fuggendo da conflitti sanguinosi che si consumano da anni in Asia e Africa, o per scappare dalla miseria di economie fallite. Uno di questi tentativi ha portato alla creazione dei Cie, i Centri di Identificazione ed Espulsione, che recentemente il ministro degli Interni Marco Minniti ha dichiarato di voler aprire in ogni Regione.


Che cosa sono i Cie

I Cie sono stati istituiti nel 1998 con l’approvazione della legge Turco-Napolitano. Il loro scopo doveva essere il consentire l’identificazione degli immigrati e stabilire se avessero diritto d’asilo o andavano espulsi, in un periodo di detenzione amministrativa che oggi è di 12 mesi al massimo. I Cie attivi sul territorio italiano (sono infatti presenti in tutta l’Unione Europea) sono 4, dislocati a Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta e possono ospitare 359 persone in totale.

La principale accusa rivolta a questi centri nel corso degli anni è che non garantiscono il rispetto dei diritti umani e di fatto creano delle “enclavi” in cui rinchiudere queste persone, la cui situazione legale rimane nel limbo, così come loro stessi. Sono stati additati, in pratica, come un modo per nascondere il problema invece di risolverlo.

La proposta del ministro Minniti

Il nuovo ministro degli Interni ha recentemente rilanciato i Cie, proponendo di riaprirli in ogni Regione. Il suo piano è quello di identificare ed espellere più migranti irregolari possibili, portandoli nei centri detentivi. Il piano è stato coadiuvato dal capo della PoliziaFranco Gabrielli, il quale in una circolare del 30 dicembre ha parlato di come sia necessario un nuovo approccio al “problema”, che sia più incisivo nell’individuazione ed espulsione degli irregolari.

Il governo Gentiloni punta, in linea con la recente posizione presa anche dall’Unione Europea, ad aumentare i rimpatri, che nel 2016 sono stati per l’Italia 5.066 su 38.284 migranti che non hanno diritto all’asilo, e che per la maggior parte sono migranti economici.

Le forze politiche contrarie

I migranti saranno un punto centrale della campagna elettorale, che nei fatti è già iniziata, preludio delle prossime elezioni. Su questo terreno si giocheranno molti consensi e molti voti, quindi non stupisce che l’argomento sia tornato alla ribalta nelle cronache politiche. Dopo le prime dichiarazioni di Minniti sulla sua strategia per fronteggiare l’immigrazione, non sono mancate reazioni accese da parte delle altre forze politiche e sociali.

Anche il mondo cattolico infatti si è espresso negativamente su questa proposta, come spiega Oliviero Forti, della Caritas: “Abbiamo lottato e lavorato insieme alle istituzioni affinché si riducesse il numero dei Cie, abbiamo verificato che sono costosi, inefficaci e non riescono a raggiungere l’obiettivo“, inoltre sottolinea come questi centri creino “delle condizioni di invivibilità. Chiediamo, dunque, che l’accoglienza sia diffusa con piccoli numeri sul tutto il territorio nazionale“.

La proposta del Movimento 5 Stelle

Più dura la linea proposta dal Movimento 5 Stelle sul blog di Beppe Grillo. Il leader pentastellato è molto critico rispetto alla posizione del governo e ha abbracciato un approccio, come sta facendo su vari temi ultimamente, in maniera netta: “Aprire un CIE per regione, come propone il Ministro Minniti rallenterebbe solo le espulsioni degli immigrati irregolari e non farebbe altro che alimentare sprechi, illegalità e mafie con pesanti multe (pagate dai cittadini italiani) per la violazione di sentenze della Corte di Giustizia Europa e della Corte Costituzionale in materia di diritti umani“.

Grillo propone nel post di “identificare chi arriva in Italia, scovare i falsi profughi, espellere rapidamente gli immigrati irregolari nel giro di qualche giorno, senza parcheggiarli in inutili Cie spesso gestiti dalle mafie, accogliere chi ha diritto d’asilo ed integrare seriamente gli immigrati regolari“. Non esattamente una passeggiata visto che dei 173.188 migranti sbarcati in Italia nel 2016, moltissimi cercano di evitare di essere identificati per poter continuare il loro viaggio verso altri Paesi europei, e ci sono tantissimi minori non accompagnati che rischiano di sparire tra le maglie della criminalità organizzata.

Il reato di immigrazione clandestina

Tra chi si scaglia contro la proposta di Minniti c’è anche la Lega. Il suo segretario Matteo Salvini ha espresso con i consueti toni propagandistici il metodo che adotterebbe: “Quando sarò al governo, espulsioni di massa, chiusura dei centri e navi della Marina Militare che, dopo aver soccorso tutti, li riportano indietro“. Leggermente più articolata la posizione di Luca Zaia, governatore del Veneto, il quale propone “di fare i campi di prima accoglienza gestiti dalla comunità internazionale nei paesi del Nord Africa. Da lì, ovviamente intercettare tutti i barconi in mare e riportarli in quei campi, lì rifocillare quelli che sono affamati, ovviamente curare gli ammalati e da lì fare un vero e proprio screening con identificazioni delle storie personali e da lì garantire i corridoi umanitari veri ai profughi veri“.

La Lega già in passato ha usato l’immigrazione per acquisire consenso politico, come accadde nel 2002 quando si fecero propugnatori della legge Bossi-Fini sul reato di clandestinità. Rendendo perseguibile penalmente lo status di immigrato illegale, questa legge fu additata ampiamente, anche da esponenti della destra, come dannosa, in quanto ritardava di molto le espulsioni, e favoriva l’entrata degli immigrati nella manovalanza a basso costo per le mafie. Essendo più difficile regolarizzare la propria posizione a causa di questa legge, molti migranti sono stati costretti a piegarsi al lavoro in nero, diventando completamente invisibili per lo Stato. Come per i Cie, sembra che la politica voglia tenere lontano dagli occhi un fenomeno che non è in grado, o non vuole, controllare e gestire.

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