Strage di Charleston: condannato a morte Dylann Roof

È giunto il verdetto che condanna Dylann Roof, il 21enne responsabile della strage di Charleston del 2015, alla pena di morte per un crimine d'odio

Il nome di Dylann Roof risuona tristemente noto per il folle e straziante gesto da lui commesso il 17 giugno del 2015, giorno di quella che venne definita la strage di Charleston. Con spietata freddezza si recò in una chiesa metodista con il solo intento di uccidere. Furono 9 gli afroamericani che trovarono la morte per mano del giovane, efferato suprematista bianco. Dopo quasi due anni, giunge l’epocale sentenza.

Strage di Charleston: le vittime dell’odio

La carneficina aveva avuto luogo la sera del 17 giugno 2015 ma, nella mente del killer, il piano si agitava già da mesi. Un gesto orribile, disumano: fervente suprematista bianco e con ossessioni segregazioniste, l’allora 21enne Dylann Storm Roof entrò in una chiesa metodista di Charleston con le peggiori intenzioni. Dopo essere rimasto in silenzio e seduto per oltre 45 minuti, si alzò con irruenza aprendo il fuoco sui presenti mietendo ben 9 dei sudafricani presenti. Un atto folle, dettato dall’odio razzista, spregevole ma perfettamente in linea con il suo diabolico piano: scatenare una guerra civile.

Dopo la strage, il fermo

Dopo la strage, Roof venne fermato a bordo della sua auto con un’aria terribilmente tranquilla, glaciale. Ancora armato, non oppose resistenza durante l’arresto. Fin da subito dunque il ragazzo presentò così, davanti agli agenti prima e alla giuria dopo, senza alcun rimorso. Mai, in quest’anno di carcere, provò a scusarsi o a pentirsi per il gesto: solo una disumana tranquillità nel rivendicare orgoglioso il suo pluriomicidio. “Sento che dovevo farlo – ha affermato il giovane killer davanti ai giudici impassibili, forse increduli – Ho il diritto di chiedervi una condanna all’ergastolo, ma non so a cosa possa servire“.

La condanna a morte

Giunge, dopo mesi trascorsi in silenzio, la notizia in cui si apprende che la giuria ha espresso definitivamente il verdetto. Così, per la prima volta arriva una condanna federale alla pena capitale per un crimine di puro odio. Il massimo della pena di fatto non era mai stato deciso per crimini di questa natura. Il primo ad esprimersi dopo l’assoluta condanna è stato Malcolm Graham, il fratello di una delle vittime di Roof: “I giurati hanno preso la decisione giusta e la sentenza manda un messaggio forte“.

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