Russia: il parlamento vuole depenalizzare la violenza domestica

La Duma ha approvato in prima lettura una legge che “rappresenta un notevole passo indietro per la Russia negli sforzi raggiunti a livello mondiale per garantire la tutela delle donne”

Mercoledì 18 gennaio il parlamento russo ha approvato in prima lettura una legge che mira a derubricare, a semplice reato amministrativo, la violenza domestica. Nella Duma la maggioranza è stata schiacciante, su 370 parlamentari presenti ben 368 hanno votato a favore, un astenuto e un contrario.

Cosa prevede la legge

La nuova legge prevede che il reato di violenza domestica, intesa nel provvedimento come quella genitori-figli e marito-moglie, da reato penale diventa un semplice reato amministrativo se non provoca alla vittima lesioni considerate meno gravi (ovvero “che non necessitino cure ospedaliere o congedi dal lavoro”). Inoltre con l’introduzione del nuovo reato di “violenza all’interno della famiglia” è prevista una lieve detentiva o l’affidamento a servizi di comunità, ma solo se il reato viene commesso più di due volte nello stesso anno.


Il pensiero di chi ha proposto la legge

A scrivere e proporre la nuova legge, che va a stravolgere la legislazione russa in fatto di violenza domestica, è stata la parlamentare Yelena Mizulina, già tristemente famosa per essere la promotrice delle leggi omofobiche sulla “propaganda omosessuale” e grande sostenitrice dei movimenti antiabortisti. Nel suo discorso alla Duma di mercoledì Mizulina ha dichiarato: “Nella tradizionale cultura della famiglia in Russia, relazioni padre-figlio sono costruite sotto l’autorità del potere dei genitori” e che “le leggi devono sostenere la tradizione di famiglia”.

Le reazioni interne

Se in Russia le opposizioni hanno un peso quasi inesistente sia sui media che in parlamento e non sono riuscite ad andare che aldilà di un volantinaggio di sensibilizzazione fuori la Duma. Mentre in rete la protesta è più viva, ed è stata lanciata una petizione dall’attivista per i diritti  Alena Popova, che chiede al  parlamento di discutere una legge che va nella direzione opposta di quella approvata in prima lettura mercoledì. Una petizione che in ventiquattro ore ha già 178mila sostenitori.

Le reazioni internazionali

Intanto il Segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland, ha inviato una lettera al Presidente della Duma di Stato russa e a quello del Consiglio della Federazione russa in cui esprime preoccupazione: “Ridurre la violenza all’interno della famiglia da illecito penale a illecito amministrativo, con minori sanzioni per i responsabili, rappresenterebbe un notevole passo indietro in Russia e negli sforzi raggiunti a livello mondiale per garantire la tutela delle donne”.

Inoltre Jagland nella sua lettera ricorda ai vertici istituzionali della Federazione russa che quest’ultima “è vincolata dalla Carta sociale europea, che impone agli Stati firmatari di proteggere i minori dalla violenza”. Ricordando ancora che la Russia è uno tra i quattro stati del Consiglio d’europa “che non hanno né firmato né ratificato la Convenzione di Istanbul (Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nda) che prevede la penalizzazione di ogni atto di violenza fisica, sessuale o psicologica all’interno della famiglia o tra coniugi o ex coniugi o partner”.

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