Alitalia in subbuglio: panico tra esuberi, scioperi e aeroporti chiusi

L'ex compagnia di bandiera, Alitalia, dovrà affrontare due scioperi: il piano dell'azienda non è piaciuto ai sindacati. Previsti più di 2mila esuberi

Dopo quasi 3 anni di amministrazione emiratina i risultati non sono quelli sperati, né da parte dei manager, né per i clienti. Dopo la presentazione del piano al governo le prospettive non sono più rosee per Alitalia, anzi. Il 20 marzo dovrà affrontare uno sciopero che è costato la cancellazione del 40% dei voli e c’è il nodo dei 2mila esuberi previsti ancora da sciogliere. Ciliegina sulla torta, una delle città più importanti del Sud Italia potrebbe dire addio al suo aeroporto.

Sciopero il 20 marzo: le agitazioni continueranno

Il piano di recupero dell’ex compagnia di bandiera non sembra andare proprio a gonfie vele, se alle porte dell’estate già si profilano due scioperi neri. Il primo il 20 marzo, lunedì, quando i controllori di volo e altro personale si fermeranno dalle 13 alle 17. La mobilitazione ha comportato la cancellazione del 40% dei voli, ma Alitalia ha reso disponibile la lista delle tratte che salteranno sul proprio sito. Ha inoltre previsto un piano di rimborso o cambio di volo che sarà possibile attuare senza pagare extra fino al 4 aprile.

Il 5 aprile ci sarà un’altro sciopero di 24 ore indetto dai sindacati dopo l’incontro con l’azienda. I vertici sindacali hanno trovato del tutto inappropriato il piano presentato dall’Alitalia e non è difficile capire il motivo. Sulla carta ci sono più di 2mila esuberi previsti, e tagli allo stipendio di un terzo per gli assistenti di volo, del 28% per i piloti delle medie tratte, e del 22% per i piloti delle lunghe tratte. Inoltre a dicembre scadrà la solidarietà difensiva per 400 dipendenti.

I sindacati sul piede di guerra

Abbiamo chiesto l’intervento del governo. Oggi ci è stato presentato un piano di tagli sul lavoro“, hanno tuonato i sindacalisti di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta dopo l’incontro. L’escamotage dell’azienda che ha previsto 500 assunzioni entro il 2019 e l’aggiunta di 8 nuovi aerei alla flotta, non ha convinto le parti sociali.

Le difficoltà non sono poche: Alitalia avrà bisogno di 400 milioni di euro di “cuscinetto” in caso non verranno raggiunti gli obiettivi. E chi siede al tavolo del cda, come Unicredit, Intesa San Paolo e Poste Italiane, non sembra avere intenzione di spendere altri soldi per tenere a galla la compagnia aerea. Probabilmente l’onere toccherà allo Stato con un salvataggio pubblico.

Aeroporti che chiudono: prima vittima Reggio Calabria

Mentre il braccio di ferro tra sindacati e azienda continua, si consuma uno stillicidio silenzioso. L’aeroporto di Reggio Calabria sta silenziosamente scomparendo, data la politica di tagli decisa dalla compagnia un tempo di bandiera. Il campione del renzismo e sindaco della città, Giuseppe Falcomatà, è arrivato a minacciare le dimissioni: “Se non dovessi ottenere le certezze necessarie a garantire la sopravvivenza del nostro aeroporto e del suo sviluppo, non ha senso continuare. Passione e amore, così, non bastano più. Consegnerò al Governo le chiavi di una città che ha alzato la testa fiera e orgogliosa, riconoscendo che senza l’aeroporto, la principale porta di accesso alla Città Metropolitana, Reggio non avrà alcun futuro“.

Un grido d’aiuto quello dei reggini: “Reggio senza aeroporto rischia di chiudersi in se stessa e trasformarsi in un non luogo, chiuso, cieco, senza prospettive. Individui condannati all’isolamento e al sottosviluppo; consapevoli che l’isolamento e il sottosviluppo sono quel terreno fertile dove prolifera forte e vigorosa la mala pianta della ʼndrangheta“, ha dichiarato il sindaco.

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