Mamma condannata per stalking e lesioni: tutta colpa del gruppo whatsapp

Succede a Pavia dove una mamma di 36 anni è stata accusata di stalking e lesioni, ma lei si è difesa “Volevo solo chiarire la fine di un'amicizia”

I gruppi Whatsapp dei genitori stanno prendendo una brutta piega o almeno, così dimostra questa storia accaduta a Pavia. Una mamma di 36 anni è stata condannata per stalking e lesioni a sei mesi di reclusione ed un risarcimento di 10mila euro verso la donna aggredita.

L’antefatto

La donna faceva parte, come le altre mamme, di un gruppo Whastapp che si occupava dell’organizzazione, la gestione e le informazioni riguardanti i figli che partecipavano alla squadra di basket della città. Due anni fa, infatti, la donna sarebbe stata cancellata dal gruppo di messaggistica istantanea, cosa che alla mamma non è mai andata giù. Le ripercussioni sulla presunta colpevole dell’affronto subito non si sono fatte attendere: telefonate anonime, insulti tramite sms, ingiurie verbali.

“Volevo solo chiarire la fine di un’amicizia”

Il picco della rabbia si è raggiunto qualche mese fa, quando la donna ha aggredito la mamma di un altro bambino ritenuta colpevole della cancellazione, tirandole i capelli e spingendola a terra e continuando a colpirla. Il tutto davanti agli occhi dei ragazzini in quanto l’aggressione è avvenuta durante un incontro di basket. “Volevo chiarire la fine di un’amicizia” ha precisato l’imputata davanti al giudice che ha preso in causa la vicenda. L’avvocato della donna però sostiene che le sue azioni non sono da considerare stalking, era intenzione della sua assistita cercare di chiarire il malinteso ed, eventualmente, essere rinserita nel gruppo Whatsapp.

La richiesta di risarcimento e la condannata

La donna ha dovuto risarcire la sua ex amica di 10mila euro di provvisionale, ma l’avvocato Francesca Timi, difensore della mamma aggressiva, ha precisato che farà ricorso in quanto ingiusto per il periodo (45 giorni) di prognosi convalidati alla vittima.

La mia cliente ha un deficit d’invalidità del 65%” specifica la Timi, sostenendo che, con quel genere d’invalidità, la sua assistita non sarebbe riuscita a provocare tutti quei danni all’altra mamma. Attualmente la donna è stata condannata a sei mesi con la sospensione della pena.

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