La verità sulle dipendenze: meccanismi psicologici e influenza ambientale

Non sono le sostanze a generare le dipendenze: oggi l'opinione scientifica più diffusa ne attribuisce la causa ai bisogni emotivi insoddisfatti

Parlando di dipendenza, viene spontanea l’associazione alle sostanze stupefacenti, o comunque a sostanze che per le loro caratteristiche intrinseche generano dipendenza. L’esperienza ha però dimostrato che potenzialmente tutto può creare dipendenza: dal cibo al sesso, anche le “normali” attività possono diventarne oggetto. Oggi si parla infatti di dipendenze, al plurale; il focus si è quindi spostato sui meccanismi psicologici che ne sono alla base, e sull’influenza dell’ambiente esterno.

Siamo tutti dipendenti: il meccanismo psicologico del “rinforzo”

La dipendenza, entro certi limiti, è un meccanismo fisiologico. Se gestita in modo produttivo risulta anzi utile al benessere della persona. Alla base vi è infatti il bisogno costante di appagamento e di soddisfazione dei bisogni vitali.

Nel momento in cui il nostro organismo ottiene ciò di cui ha bisogno, scatta un meccanismo chiamato “rinforzo”: la sensazione di piacere e appagamento serve a spronare la persona a ricercare in futuro la stessa fonte del benessere. A partire dalla sensazione di sazietà, fino alle soddisfazioni più complesse come il successo sociale, abbiamo la necessità continua di ricercare ciò che ci fa stare bene. La soddisfazione genera delle vere e proprie reazioni chimiche: proprio come con l’assunzione di droghe, il cervello produce ormoni come Dopamina o Serotonina.

Nella dipendenza patologica c’è, invece, una rinuncia alle soddisfazioni complesse; può essere considerata una sorta di regressione ai piaceri infantili: la persona ricerca soddisfazione in azioni o sostanze che danno un appagamento semplice e immediato. Chi è più incline alla dipendenza trova maggiore difficoltà nelle soddisfazioni più complesse, e si rifugia in un rapporto patologico con sostanze, oggetti o attività.

L’influenza ambientale

Questa rinuncia alle soddisfazioni complesse non è solo una questione di inclinazione caratteriale. Spesso l’ambiente esterno ha una buona dose di responsabilità nel causare le dipendenze. Negli anni 70 vennero fatti diversi esperimenti sui topi per testare la pericolosità delle sostanze stupefacenti: veniva messo un topo solo in gabbia con due contenitori; uno con solo acqua, l’altro con acqua ed eroina. Il risultato era sempre lo stesso: il topo sviluppava una dipendenza dalla sostanza, ricercandola fino alla morte.

Uno psicologo di Vancouver, Bruce Alexander, individuò un punto debole dell’esperimento: il topo veniva chiuso in una gabbia solo e senza piaceri alternativi alla droga. Venne fatto allora un esperimento alternativo, creando una gabbia “felice”; qui i topi avevano cibo e divertimenti a volontà. Nonostante la presenza dell’acqua mischiata all’eroina, i topi preferivano tendenzialmente quella pura.

Allo stesso modo il nostro ambiente esterno può essere una gabbia in cui ci ritroviamo soli; una società che non offre sogni e prospettive, una famiglia che non trasmette valori e autostima, un ambiente lavorativo pressante e privo di soddisfazioni, possono portare alla ricerca di un appagamento più semplice e allo sviluppo di una dipendenza.

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