"Nessuna finzione": la difesa dell'operatrice sanitaria dei finti vaccini

L'operatrice sanitaria della struttura di Treviso, accusata alcuni giorni fa di aver fatto finta di praticare dei vaccini, tenta di difendersi dalle accuse a suo carico

Si chiama Emanuela Petrillo, ha 30 anni e lavora come operatrice sanitaria. Questa donna è da qualche giorno finita nell’occhio del ciclone a causa della vicenda dei “finti vaccini” di Treviso: pare, infatti, che la Petrilli non effettuasse le vaccinazioni ai suoi piccoli pazienti, contrariamente a quanto doveva fare per lavoro. L’operatrice tenta di difendersi, ma il capo della sua struttura d’appartenenza la attacca frontalmente e senza appello.




La difesa dell’operatrice sanitaria





Sono da sempre favorevole ai vaccini. E li ho sempre somministrati applicando tutti i protocolli previsti“: tenta di difendersi con queste parole da un’accusa di  sconcertante gravità  la Petrillo. Inoltre, l’operatrice sanitaria dell’USL 2 di Treviso, attraverso il suo legale Paolo Salandin, respinge ogni accusa, sostenendo di aver sempre svolto il proprio lavoro in ottemperanza alla deontologia professionale medica.


La risposta del direttore della struttura



Tuttavia, la secca replica del direttore generale dell’USL 2 di Treviso, Francesco Benazzi, lascia poco spazio ad interpretazioni ed aggrava ulteriormente la posizione della Petrillo. “Forse non ci sarà un profilo penale, ma dal punto di vista amministrativo siamo sicuri che la nostra dipendente ci ha recato un danno gravissimo non svolgendo i suoi compiti, compromettendo l’immagine dell’azienda e costringendoci a spese non previste. Penso che si arriverà al licenziamento. E le chiederemo i danni, che abbiamo quantificato in 100mila euro” sono state le parole di Benazzi. Il direttore dell’Usl 2 ha inoltre aggiunto che le sue parole sono motivate dalle indagini mediche svolte da alcuni colleghi. Essi, infatti, hanno mostrato come, su un campione di 26 bambini, ben 23 di essi non presentassero segni di vaccinazione.




L’obbligatorietà dei vaccini



Mentre ormai da mesi infuria il dibattito sui vaccini, alcune regioni italiane si sono mosse per renderli obbligatori. Per dovere di cronaca, dal 1967 fino al 1999 era obbligatorio vaccinare il proprio figlio per poterlo iscrivere alla scuola primaria. In attesa di un provvedimento nazionale che regolamenti questo spinoso e controverso tema, alcune regioni del nostro Paese si sono già mosse nella “crociata pro-vaccini” attraverso leggi ad hoc. La prima di esse è l’Emilia Romagna, che ha reso obbligatori i vaccini per poter accedere all’asilo nido. Ha poi prontamente risposto la Toscana, regione in cui è necessaria la vaccinazione per accedere all’asilo nido ed alla scuola materna.


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