Tutto il caso Ong: dal principio fino agli ultimi sviluppi

Il caso Ong continua ad imperversare. Ripercorriamo tutte le tappe più importanti, fino ad arrivare alle dichiarazioni di Vincenzo Melone

Da giorni non si parla d’altro che del caso Ong, scoppiato con un post di Luigi Di Maio e che da settimane imperversa su Tg, giornali e web. Ma vediamo insieme tutte le tappe di questo caso così ostico e così discusso.

Cosa sono le ONG? E qual è il problema con queste organizzazioni?

Prima di tutto bisogna far chiarezza sulle ONG. Esse sono le organizzazioni non governative, cioè degli enti indipendenti dallo Stato e da qualsiasi organizzazione governativa internazionale. Queste organizzazioni sono finanziate attraverso donazioni, e coloro che ci lavorano sono volontari. Il loro scopo è di natura sociale e umanitaria, in questo specifico caso si parla delle Ong che ogni giorno soccorrono i migranti in arrivo sulle costa italiane.

Il problema venuto alla luce da quasi un mese è il possibile collegamento tra queste Ong e i criminali che trafficano in uomini. Secondo alcune deposizioni, alcune organizzazioni avrebbero sorpassato il limite, sconfinando in acque libiche o tunisine, alimentando i dubbi sulla buona fede delle organizzazioni umanitarie. In più, c’è l’interrogativo delle ingenti somme di denaro di cui le Ong dispongono, arrivando anche ad ipotizzare un collegamento tra loro e associazioni criminali, come Mafia Capitale.


Il principio: il post di Di Maio “Chi paga questi taxi del Mediterraneo?”

Il 21 aprile, il grillino, nonché vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio ha pubblicato un post critico nei confronti delle Ong, chiedendosi: “Chi paga questi taxi del Mediterraneo? E perché lo fa?”. Ha poi continuato scrivendo: “Presenteremo un’interrogazione in Parlamento, andremo fino in fondo a questa storia e – aggiunge in tono quasi minatorio –  ci auguriamo che il ministro Minniti ci dica tutto quello che sa”. Il tutto corredato da un link che rimanda ad un articolo del blog di Grillo dal titolo “Più di 8 mila sbarchi in 3 giorni: l’oscuro ruolo delle Ong private”.

Non tarda ad arrivare la risposta di Roberto Saviano, a cui sta molto a cuore questo argomento. Il noto scrittore su Twitter scrive: “Definire taxi del mare barche che salvano le vite è grave – e aggiunge amareggiato – soprattutto se a farlo è il vicepresidente della Camera e non un Salvini qualunque”.

Luigi Di Maio ferito dalla replica di Saviano, controreplica sempre sui social, dicendo che lo scrittore parla per sentito dire e non sa molte cose. “Saviano ignora anche… che i trafficanti, aspettandosi di trovare navi che salvino i migranti più vicine, forniscono poca acqua e scarsissimo cibo e carburante”. Perciò, secondo il grillino: “Le ong, che Saviano difende senza sapere neppure di cosa parla, stanno causando più confusione e più morti in mare, e non hanno ridotto il numero di morti in mare”.

La bufera ONG ha inizio

Dal post di Luigi Di Maio si è scatenato l’inferno. Nella mischia di persone pro e contro le Ong, spostatasi dai social fino in Vaticano, scende in campo anche il pm di Catania, Carmelo Zuccaro, che avvalora la tesi del grillino, in data 29 aprile: “A mio avviso alcune ONG potrebbero essere finanziate dai trafficanti”.

Intanto il direttore di Amnesty International, Gianni Ruffini, indignato spiega come stanno le cose dal suo punto di vista: “Le Ong stanno salvando vite in mare; e a chi parla di accordi per il trasporto di criminali o a intese sottobanco con scafisti o con associazioni criminali chiedo di portare le prove”. In quel caso, Ruffini promette di prendere le distanze, ma è una remota possibilità, in quanto è sicuro della buona fede delle Ong che operano sulle coste italiane.

Anche Renzi dice la sua e attacca Luigi Di Maio definendolo “solo bravo a fare spot”. Secondo l’ex premier, tutta questa attenzione alle Ong e ai migranti é solo l’ennesima operazione pubblicitaria per attirare l’attenzione sul M5S.

Al mio segnale scatenate l’inferno: un tutti contro tutti politico

Nella guerra che ormai sembra un tutti contro tutti, parlano anche i veritici dello Stato e del governo: Paolo Gentiloni difende le Ong, Andrea Orlando invita il procuratore Zuccaro a far parlare gli atti giudiziari. Mentre Angelino Alfano sostiene il pm di Catania e spalleggia Di Maio: “Io do cento per cento di ragione al procuratore Zuccaro perché ha posto una questione vera. Tutti coloro i quali devono sapere sanno che questo rischio c’è. Ha il cento per cento di ragione lui. Bisogna capire come fanno alcune ong, e non tutte, a spendere tutti questi soldi solo con i finanziamenti dei sostenitori“.

Intanto, difendendosi con lo scudo di Facebook, Di Maio spara a zero sul governo in un post:“Il governo ha iniziato una crociata contro il procuratore di Catania Zuccaro e ha chiesto di farsi spalleggiare dai due presidenti delle Camere, Boldrini e Grasso, che dovrebbero essere due cariche al di sopra delle parti e che invece hanno deciso di prendere parte alla fiera dell’ipocrisia sulle Ong. Da queste persone non accetto lezioncine sulla responsabilità delle cariche istituzionali!”.

A zittirlo arriva Piero Grasso, Presidente del Senato, che sempre attraverso Facebook, ricorda al giovane vicepresidente della Camera la sua età e come ogni giorno è buono per imparare qualcosa di nuovo, perché: “Hai già dimostrato più volte di avere grosse lacune, in storia, geografia e diritto: qualche lezione ti sarebbe utile”. Grasso parla poi della situazione generale e con rammarico parla di “strumentalizzazione politica” di chi ha paura del diverso e non vuole l’integrazione.

In questi giorni molte persone hanno dato fiato ai propri pensieri, citiamone alcune: Matteo Renzi che addita i politici che fomentano la paura invece che risolvere problemi; e anche Matteo Salvini, che minaccia una maxi denuncia per tutti i politici corrotti dalle Ong.

La parole di Carmelo Zuccaro: “Non sono tutti filantropi”

Un miscuglio di idee, e pochi fatti sembra accumunare tutte queste dichiarazioni. Poi ieri, il procuratore sopracitato Carmelo Zuccaro si presenta davanti alla Commissione di Difesa del Senato dicendo che per ora non ci sono prove utilizzabili in Tribunale, ma c’è da indagare. Per lui, ci sono dubbi sulle fonti di finanziamento, su alcune navi Ong accompagnate da altre più piccole e di dubbia provenienza, perché, come dichiara freddamente: “non tutti sono filantropi e in questo caso vi sono interessi in gioco ben più grandi di chi viene salvato”.

Zuccaro dice di avere del materiale: “contatti radio e comunicazioni” tra trafficanti e membri di alcune Ong. Questi dati in mano alla Procura arriverebbero direttamente “da Frontex e dalla Marina militare – spiega il pm – Abbiamo un contatto intenso con l’ammiraglio Credendino e con l’ammiraglio Bergutti Bergotto”.

Il procuratore aggiusta anche il tiro, dichiarando che il vero focus dell’indagine non sono le Ong in quanto tali, ma i trafficanti. Secondo Zuccaro, all’interno di queste organizzazioni ci sarebbero “profili di dubbia rilevanza, non collimanti con quelli dei filantropi”. Il pm catanese prega di lasciargli fare questa indagine, prima che i trafficanti cambino modus operandi. Per questo chiede del materiale allo Stato, come intercettazioni delle chiamate di soccorso e polizia giudiziaria a bordo della navi Ong.

Gli ultimi sviluppi: parola a Vincenzo Melone

Proprio oggi, il comandante generale delle Capitanerie di Porto, Vincenzo Melone, ha tagliato la testa al toro, fermando tutte le speculazioni sulle Ong. Il signor Melone ha spiegato l’arcano degli sbarchi: “La Libia non ha mai dichiarato l’area Sar, quando finisce l’area di responsabilità italiana c’è solo un enorme buco nero. E chi ha la responsabilità di intervenire? Chiunque abbia notizia di una situazione di pericolo ha l’obbligo di prestare soccorso e di condurre le persone salvate nel porto più sicuro. Un obbligo che ha qualsiasi comandante di qualsiasi nave. Ecco allora che l’area Sar di competenza italiana si amplia dai 500 mila chilometri quadrati previsti dagli accordi a un milione e centomila chilometro quadrati, praticamente la metà del Mediterraneo. È ovvio che da sole le unità navali a nostra disposizione non ce la fanno e dunque dobbiamo chiamare a raccolta chiunque navighi in vicinanza di un evento Sar, mercantili e navi delle Ong. Voglio aggiungere che gli scopi sociali di chi mette in mare una nave in quell’area sono del tutto ininfluenti in uno scenario di soccorso”.

Insomma, chiunque venga a conoscenza di un pericolo in una data zona del Mediterraneo, ha il diritto e dovere di soccorrere i soggetti in questione, portando al più vicino porto sicuro. Per questo motivo, come sancito secondo la Convenzione dei diritti dell’uomo, bisogna assicurare lo sbarco delle persone in un luogo sicuro, dove potranno chiedere protezione civile. Così si spiega il perché di tutti gli sbarchi sulle coste della Sicilia: le coste libiche o tunisine, non sono sicure.

Il problema sempre secondo Melone, non è in mare, bensì sulla terraferma e proprio lì bisognerebbe lavorare alla tutela de diritti umani: “I soccorsi in prossimità della Libia non sono un’attrazione per i trafficanti, e non sono nemmeno la causa di questo evento epocale. La gestione dei soccorsi in mare è sintomo di una malattia che nasce e si sviluppa altrove, sulla terraferma, ed è li che bisogna intervenire”. L’incontro con Vincenzo Melone è stato aggiornato, per consentire altre domande da parte dei commissari. In più alle 14 si riprenderà con l’audizione di una delegazione del Moas, Ong maltese, le cui disponibilità finanziarie sono di dubbia provenienza.

Aggiungi un commento