"Discriminata perché mamma", la donna licenziata dopo aver fatto 2 figli

Giuseppina Naimoli, di Sassari, è stata licenziata nel 2015 dopo 2 gravidanze. Ora dichiara: "Mi hanno discriminata"

Giuseppina Naimoli ha 38 anni e vive a Sassari. La donna dichiara di essere stata licenziata nel 2015 dal posto in cui lavorava perché era diventata mamma di 2 bambini e, conseguentemente, per questo discriminata. Da allora sostiene di portare avanti una battaglia per i diritti delle donne e per la difesa della maternità. In un’intervista in esclusiva a Today, la donna racconta la sua storia.

La causa contro il Banco di Sardegna

Giuseppina aveva cominciato a lavorare al Banco di Sardegna dopo la conclusione del percorso universitario, nel 2008. In quanto figlia di una dipendente della banca, aveva avuto moo di usufruire di un’opportunità particolare: qualora un dipendente all’epoca andasse in prepensionamento, un erede poteva essere assunto con un contratto di apprendistato. L’accordo, racconta la 38enne, era che gli anni di apprendistato sarebbero stati solo 4 – seguiti da un contratto a tempo indeterminato – e invece, complici 3 proroghe, sono diventati 7.


L’arrivo dei due figli di 5 e 3 anni, avuti nel 2011 e 2013, sembra che abbiano portato conseguenze inaspettate sul posto di lavoro. A raccontarlo è la stessa Giuseppina, che spiega: “Per legge ogni donna al rientro delle maternità dovrebbe riavere lo stesso posto, la stessa scrivania in cui ha lavorato l’ultima volta, ma io no” – spiega ancora la donna – “Il mio stato lavorativo cambiava di continuo, ero sempre indietro rispetto a tutti gli altri figli di ex dipendenti che intanto salivano di livello e di retribuzione, finché un giorno, durante l’orario di lavoro, il capo delle risorse umane mi ha licenziato per le assenze.“. Nel 2015, la fine: Giuseppina Naimoli viene licenziata e, lei racconta, ciò avviene davanti a tutti i colleghi e i clienti.

Giuseppina Naimoli non ha accettato la decisione della Banca a cuor sereno, ed ha portato i suoi ex datori di lavoro in tribunale. L’accusa nei loro confronti è quella di aver discriminato la donna: va detto che, però, in primo grado di giudizio i giudici hanno dato ragione agli accusati. Il tribunale ha spiegato in sentenza che, essendo che le altre mamme sullo stesso posto di lavoro sono state assunte alla fine dell’apprendistato, non c’è motivo di pensare che vi sia stata discriminazione.

L’avvocato della Naimoli, invece, pensa che la discriminazione vi sia stata: “Il contratto da apprendista è definito dalla legge a tempo indeterminato ed è caratterizzato dal fatto che il datore di lavoro può recedere dal rapporto senza spiegazioni, salvo che il lavoratore lamenti una discriminazione, come nel caso della mia assistita. La Banca ha allontanato la signora Naimoli per via delle numerose assenze legate alle due maternità e alle malattie dei figli, tutte recuperate sino all’ultimo giorno durante le proroghe dell’apprendistato”. Le troppe assenze, quindi, non ci sarebbero state.

La Banca: “non c’è stato licenziamento”

Di ben altro avviso l’avvocato del Banco di Sardegna, Luca Naseddu, che spiega: “La signora lamenta un licenziamento che tecnicamente non c’è stato. E non essendoci licenziamento, non c’è stato nemmeno l’obbligo previsto dalla legge di motivare la mancata assunzione”. Il legale spiega anche che nella banca attualmente si abbiano molte donne in posizioni anche di rilievo: ” Tengo solo a puntualizzare che attualmente le posizioni lavorative del Banco di Sardegna sono occupate soprattutto da donne. Questo dato risulta rilevante non solo dal punto di vista numerico, ma anche, per così dire, per l’aspetto ‘qualitativo’, considerando che le lavoratrici all’ interno della banca ricoprono soprattutto ruoli di vertice, elemento eccezionale rispetto alla media delle aziende italiane”.

Lei: “discriminata perché mamma”

Nonostante la parziale sconfitta iniziale, Giuseppina Mainoli intende andare avanti: “Sono stata discriminata, cacciata perché durante l’apprendistato ho avuto due gravidanze e mi sono assentata per la maternità, usufruendo di tutto il tempo che la legge accorda alle mamme in funzione del benessere e della salute dei propri figli”. La donna continuerà a lottare, e ribadisce: “Una donna non deve chiedere il permesso a nessuno di rimanere incinta”

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