Caso Noventa, spunta una lettera di Freddy Sorgato al giudice

Freddy Sorgato ripercorre il rapporto con Isabella Noventa e si affida al giudice Tecla Cesaro affinché le sue parole vengano ascoltate. La segretaria sarebbe morta durante un gioco erotico e lui, preso dal panico, avrebbe deciso di disfarsi del corpo

Un appello, una lettera inviata al giudice Tecla Cesaro, considerata una “persona obiettiva”: questa la mossa di Freddy Sorgato per far sapere cosa sia effettivamente successo la notte tra il 15 e il 16 gennaio del 2016, quando Isabella Noventa scomparve, probabilmente uccisa da Sorgato, sua sorella Debora e Manuela Cacco, l’ex amante di lui.

Le parole di Freddy Sorgato

Si definisce una persona “molto riservata” Sorgato alla fine del suo memoriale, dove si rivolge al giudice Cesaro: “Trovo difficile parlare di me, delle mie cose così apertamente, di metterle in piazza dove il significato delle mie parole viene spesso interpretato male. Ho ritenuto opportuno rivolgermi a una persona obiettiva come lei in modo che si conoscesse la giusta verità in merito per poter dare così una direzione sensata alla situazione e poter giudicare al meglio”.

Sorgato, che insieme alla sorella e alla Cacco saprà giovedì 18 maggio le richieste di condanna proposte dal pm Giorgio Falcone, fa sapere che la morte di Isabella sia stata frutto di un incidente, una tragedia assolutamente inaspettata. La donna sarebbe infatti deceduta durante un gioco erotico, tra le sue braccia: e Sorgato prova a convincere il giudice che sia effettivamente andata in questo modo nella sua dichiarazione, in particolare nell’ultima delle 4 pagine in cui si concentra su quei tragici momenti in cui Isabella è morta.

Le prime fasi del rapporto con Isabella Noventa

Le precedenti 3 pagine raccontano invece del rapporto tra Sorgato e la vittima: “Ho conosciuto Isabella nel 2013 in una scuola di ballo e si è evidenziata una forte simpatia da parte di entrambi”. Una simpatia che ha portato i 2 a organizzare alcuni fine settimana insieme, “per permettere al nostro rapporto di poter crescere in modo proficuo e naturale”. Secondo Sorgato, Isabella si dimostrava spesso molto gelosa nei confronti del partner, tanto da arrivare ad attaccarlo, in aggressioni che sfociavano in “spiacevoli battibecchi”.

Per sanare le divergenze avevano deciso di partire, ma arrivati alla data scelta nell’ottobre del 2014, la Noventa si era presentata all’aeroporto di Verona con un’amica che sarebbe partita con lei: “La scusa era stata che voleva un momento di riflessione per poter decidere se continuare o meno con me andandosene in vacanza con un’amica“.

I 2 vivranno un momento di separazione fino al luglio 2015, in cui si incontrano casualmente a una sagra di paese. Questa inaspettata coincidenza porta a una cena ad agosto dello stesso anno, in cui Sorgato nota sorpreso che Isabella era “paradossalmente cambiata, non più riservata e signorile ma più disinibita e libertina con modo di fare civettuoso che dava poco lustro alla sua personalità“. In quell’occasione Isabella avrebbe proposto all’uomo di diventare amici di letto, “senza pretese“.

La morte e il disfacimento del corpo

La Noventa manifesta intanto “richieste sessuali sempre più varie e giocose fino al giungere di giochi erotici estremi e di gruppo in cui io non c’ero“, racconta Sorgato, che specifica come il rapporto tra i 2 fosse diventato, per così dire, stabile a settembre 2015. In quel periodo i due vanno in Egitto e quando tornano continuano a vedersi ogni 10 giorni circa per cenare e avere rapporti sessuali. In uno di questi momenti, Isabella si accascia senza “dar segno alcuno”.

È qui che il racconto di Sorgato si fa ricco di particolari più legati al caso: dopo aver provato a dar soccorso alla vittima, inutilmente, Sorgato si sente braccato. “Fui assalito subito dal panico e dalla paura che ne restai paralizzato dall’impossibilità di poter fare altro, colto dalle fatali responsabilità e conseguenze del fatto che di per se rappresentava una grave minaccia alla mia esistenza futura, così mi disfai del corpo mettendolo in un sacco e gettandolo nel fiume“.

Freddy a quel punto torna a casa sua, ricordandosi però di un appuntamento a Padova a cui Isabella aveva accennato. Mentre Sorgato è sotto la doccia in casa sua, ecco arrivare inaspettatamente Manuela Cacco, convinta subito a indossare il giubbotto bianco della vittima e a fare 2 passi nel centro della città veneta, dove la Cacco stava comunque recandosi per partecipare a una festa.

Dissi a Manuela che per ritornare a casa telefonasse a mia sorella Debora che lavorava a Padova e quindi di rincasare con lei” spiega l’uomo, “poi andai anch’io alla festa. I giorni seguenti continuò ancora a imperversare in me la paura di quella notte, il destino che mi attendeva e quale futuro avessi potuto avere dopo quell‘incidente che ha segnato la mia strada in modo irreparabile, il mio affetto a Isabella era puro e marcato da non poterle mai e poi mai farle del male (sic) per nessuna ragione al mondo e questo accaduto mi ha segnato per l’eternità“. La sorella di Sorgato, Debora, intanto, si smarca da ogni coinvolgimento, prendendo le distanze dall’omicidio di Isabella.

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