Stop ai vitalizi: la proposta Richetti verso il voto in Aula

È passata in Commissioni Affari Costituzionali la proposta Ricchetti, per modificare i vitalizi percepiti dai parlamentari

I vitalizi sono una battaglia che potrebbe presto giungere ad una conclusione ma, come molti altri scontri politici in Italia, difficilmente sarà chiaro definire chi l’ha vinta. Il dibattito sulla pensione degli ex parlamentari va avanti da tempo ed è stato il terreno su cui si sono misurati (mediaticamente) le due forze politiche preponderanti: il Movimento 5 Stelle e il PD.

Adesso siamo ad un punto di svolta: la proposta Richetti è passata in Commissione Affari Costituzionali ed arriverà alla Camera il 30 maggio per il voto. Come molte altre proposte potrebbe concludersi in un nulla di fatto, dato che la votazione per approvare il passaggio al sistema contributivo, adeguando così le pensioni di ex deputati e senatori, potrebbe essere affossata dal voto segreto.

Cosa prevede la proposta Richetti

I punti focali della proposta di legge uscita dalla Commissione sono:

1) una gestione separata dell’Inps, nel quale affluirebbero i contributi dei parlamentari.

2) adeguamento per gli ex parlamentari al sistema previdenziale contributivo (oggi è in vigore per loro quello retributivo). Questa norma è la più contestata, in quanto la legge avrebbe potere retroattivo e andrebbe ad incidere anche sulle pensioni di reversibilità. La velata minaccia è che la Corte Costituzionale potrebbe trovarsi sommersa dai ricorsi, bloccando così, anche a legge approvata, l’erogazione dei vitalizi adeguati alle pensioni di tutti gli altri dipendenti pubblici. Infatti, come sancito dalla Legge Fornero, dal 1 gennaio del 2012 il metodo retributivo per calcolare la pensione ha cancellato definitivamente il ben più conveniente metodo contributivo.

3) Per percepire la pensione da ex parlamentare bisogna essere stati in carica almeno 5 anni e avere 65 anni.

4) Il nuovo sistema previdenziale sarà esteso anche alle Regioni (la cui classe politica si sta dimostrando ben più coriacea di quella parlamentare nell’abbandonare un privilegio del genere) e alle province autonome.

Le resistenze e le accuse in Commissione

Il passaggio in Commissione non è stato scevro da recriminazioni e resistenzePino Pisicchio, presidente del Gruppo Misto, ha dichiarato che la proposta di legge sarebbe incostituzionale, e non ha mancato di notare come la pensione del parlamentari dovrebbe essere materia dei regolamenti interni di Camera e Senato, come disposto dall’art. 64 della Costituzione. Gianni Melilla, di MDP, ha voluto notare come questa proposta arrivi proprio ora che si profila all’orizzonte il voto, avvertendo di non cedere alle sirene dell’antipolitica.

Resistenze che potrebbero ripresentarsi anche in Aula il 30 maggio quando la proposta sarà discussa dai deputati. Nonostante non sia certo che la legge passi, c’è già la gara ad accaparrarsi il risultato tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

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