Totti, il saluto struggente all'Olimpico: "Il pallone mi mancherà"

Il popolo giallorosso in lacrime per il suo capitano: tra i più commossi De Rossi, da tempo soprannominato "Capitan Futuro"

Al fischio finale della partita contro il Genoa, che ha regalato la qualificazione alla Champions League alla Roma, Francesco Totti è corso negli spogliatoi. I compagni di squadra si trovavano invece in campo per festeggiare l’obiettivo raggiunto. Poco dopo è rientrato, con la sua maglia numero dieci stesa al centro del campo. Ad accoglierlo il tributo dei tifosi, gran parte di loro in lacrime.

L’omaggio della società e dei compagni di squadra

Qualche giorno fa l’ultima cena con i compagni di squadra. Oggi il presidente James Pallotta ha regalato al numero dieci una maglia con un messaggio speciale: “E per dirti grazie posso solo darti quello che ho: la maglia, i colori, l’amore, la fedeltà. Quello che sei, quello che siamo. Ti voglio bene Francesco“. Al fianco del capitano la moglie Ilary Blasi e i tre figli, Cristian, Chanel e Isabel. Pianti anche per i compagni di sempre. Da De Rossi a Florenzi, passando per Nainggolan e Strootman. “Capitan Futuro” quasi faticava a guardare negli occhi il compagno di una vita per non scoppiare in lacrime.


Il discorso strappalacrime

Dopo avere ringraziato il suo pubblico, Totti ha preso il microfono in mano. La sua lettera al popolo romanista è davvero significativa: “È arrivato il momento. Devo dire grazie a voi. A tutti voi per questi 25 anni di vita insieme, con questa maglia, solo con questa maglia. In questi giorni ho letto tante cose su di me, tutte molto, molto belle. Ho pianto tutti i giorni, tanto, tanto e da solo – prosegue il capitano -. In questi giorni ho parlato con mia moglie. Le ho raccontato i miei 25 anni vissuti con questa maglia, l’unica maglia. Abbiamo scritto una lettera per voi. Grazie a tutti, mamma, papà, mio fratello, mia moglie, i miei figli, gli amici. È impossibile raccontare 25 anni di calcio. Non so come farlo. Vorrei farlo con una poesia, con una canzone… Lo so fare con il pallone. Maledetto tempo, che hai deciso. È quello stesso tempo che nel 2001… Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla. Ora sei un uomo, levati scarpini e pantaloncini. Non c’è più l’odore dell’erba, il gol… Ora sei un uomo. Perché mi sono svegliato da questo sogno? Ora è la realtà“.



Difficile dire addio alla maglia di una vita

Salutare la maglia con cui ha condiviso tutta la carriera, sin da quando era un ragazzino non è semplice. Nel suo discorso il dispiacere è evidente: Dedico questa lettera a tutti voi. A quelli che hanno gridato e ancora gridano Totti-gol. Ora è finita davvero, mi levo la maglia per l’ultima volta. Non sono pronto per dire basta. Forse non lo sarò mai. La piego per bene. Scusate se non ho parlato in questo periodo. Spegnere la luce non è facile. Ora ho paura. Non è come tirare un calcio di rigore. Non vedo cosa c’è oltre i buchi della rete, ora sono io che ho bisogno di voi, del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato. Ringrazio tutti, compagni, dirigenti, tecnici che sono stati con me 25 anni. I tifosi tutti, la Curva Sud, nascere romani e romanisti è un privilegio. Fare il capitano della Roma è stato un onore. Il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio: mi ha accolto da bambino, lo lascio ora che sono uomo. Orgoglioso e felice di avervi dato tutto quel che potevo. Vi amo“.

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