Vitalizi: entro la settimana la discussione, intanto aumenta la pensione di reversibilità

La partita sui vitalizi sembra aver trovato la quadra: oggi alla Camera la discussione che potrebbe subire qualche slittamento

Dopo la benedizione in Commissione Affari Costituzionali, la proposta Richetti-Lombardi sui vitalizi dovrebbe essere discussa questa settimana alla Camera. Ma la legge elettorale preme e una volta promossa (entro luglio secondo Matteo Renzi), inizierebbe il conto alla rovescia per la chiamata la voto. Cosa accadrebbe a questo punto? Non è chiaro se la proposta riuscirebbe ad arrivare in Senato prima dello scioglimento delle Camere. Resta probabile il fatto che, oltre la retorica sbandierata da tutti i partiti sull’argomento, i parlamentari di questa legislatura lo incasseranno comunque.

L’aumento della pensione di reversibilità

La prima nota dolente riguardo ai vitalizi è sfuggita ai più. Quando il testo è stato approvato in Commissione, un emendamento è riuscito a passare, a firma della deputata democratica Daniela Gasparini. Questo prevede l’aumento del 20% della pensione di reversibilità, cioè quella corrisposta ai familiari del deputato o senatore dopo al morte. Inaspettata controtendenza rispetto alla manifestata volontà di eliminarli. L’aumento scatterebbe “in assenza di altri redditi“. La Gasparini ha così argomentato: “Solo la tutela di casi ben specificati, per evitare che i congiunti di parlamentari senza altro reddito finiscano a fare i giardinieri o le sguattere“.

Vitalizi: la discussione potrebbe slittare

Oggi la Richetti, arricchita dagli emendamenti di Lombardi del Movimento 5 Stelle, arriva alla Camera dei deputati. È previsto un piccolo slittamento, ma i lavori parlamentari dovrebbero assicurare la discussione entro la settimana. In ogni caso, l’approvazione sembra scontata: sulla proposta convergono sia il PD che il Movimento, dopo infinite discussioni.

Adesso che il suo promotore è tornato nelle grazie di Renzi, dopo un breve divorzio, le modifiche ai vitalizi dovrebbero diventare legge senza problemi. Non contando il fatto che assicurerebbe un’ottima carta al Pd da giocarsi nella prossima (e vicina) campagna elettorale.

La battaglia sulle date

Nonostante in questi giorni si sia parlato molto della data del voto, usando i vitalizi come ragione ultima della scelta, le cose non sono come sembrano. Il M5S, durante le trattative con il Partito Democratico sull’adozione di un sistema alla tedesca, si è impuntato sulla data del 10 settembre per le urne. La data è diventata la discriminante per il raggiungimento di un felice accordo tra le forze politiche e Grillo ha motivato questa scelta strategica con l’intento di voler assicurare ai cittadini italiani che il privilegio pensionistico non si sarebbe applicato a questa legislatura.

I parlamentari intanto incassano

Purtroppo, anche se si votasse il 10 settembre, i parlamentari avrebbero comunque diritto al vitalizio. Questo perché, dopo le elezioni, le Camere continuano ad esercitare i loro poteri, in regime di prorogatio, finché non entrano i nuovi eletti e il nuovo governo, come previsto dalla Costituzione. L’ultima data utile per andare a votare e assicurare un nuovo Parlamento entro il 15 settembre, giorno X in cui scattano i 4 anni e 6 mesi dall’inizio della legislatura, e quindi il diritto alla pensione, è il 27 agosto. Sarebbe la prima volta che l’Italia andrebbe al voto in agosto.

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