Totò Riina, parla la Corte di Cassazione: "Ha diritto a morire dignitosamente"

Il boss mafioso di Corleone è gravemente malato: la Corte di Cassazione ha richiesto ai giudici del Tribunale di Bologna di riesaminare il suo caso per capire se è ancora "pericoloso"

Totò Riina potrebbe uscire dal carcere, al fine di avere la garanzia di “morire dignitosamente”. L’avvocato difensore del pluriomicida Totò Riina ha infatti avanzato la richiesta di sospensione della pena o, in alternativa, di arresti domiciliari per il boss: la richiesta, in un primo momento, era stata respinta dal tribunale di Bologna (che si occupa proprio di valutare le richieste di pene alternative per i condannati detenuti). La corte di Cassazione, però, ha annullato il respingimento da parte del Tribunale di sorveglianza, chiedendo un riesame delle condizioni del boss.

 Totò Riina è vecchio ed è malato: i suoi problemi cardiaci sono peggiorati ed hanno portato alla necessità, nell’ultimo periodo, di diversi ricoveri ospedalieri d’urgenza. Per la Corte di Cassazione, si parla di grave stato d’infermità fisicae di “condizione di un soggetto non più in grado di deambulare e con concreti e riconosciuti rischi di eventi cardiovascolari infausti e non sempre prevedibili”.


Un diritto assicurato a ogni detenuto

La sentenza della Corte di Cassazione definisce la motivazione della decisione del Tribunale di Bologna carente e, in alcuni tratti, contraddittoria e specifica che occorre “avere riguardo ad ogni stato morboso o scadimento fisico capace di determinare un’esistenza al di sotto della soglia di dignità che deve essere rispettata pure nella condizione di restrizione carceraria”. La sentenza di respingimento di Bologna spiegava di aver considerato “il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”, ma non menzionava l’aspetto della dignità personale del carcerato.

Chi è Totò “La Belva”

Benché Totò Riina, “La Belva”, sia conosciuto per aver dato ordine di procedere con alcuni dei delitti più efferati di tutti i tempi e abbia lui stesso preso direttamente parte a terribili azioni criminali, il diritto a morire dignitosamente è assicurato a ogni detenuto. Va però verificato se, alla sua età (86 anni) Totò Riina sia ancora pericoloso. A Totò Riina è attribuita la responsabilità delle stragi di Capaci e di via D’Amelio ed è ancora sottoposto al regime 41-bis.

A seguito dell’arresto di Liggio, Riina acquisì il comando dell’organizzazione e, soprattutto in merito al traffico di droga, acquisì la sua forza economica e finanziaria. Il boss fu il principale esecutore di diversi omicidi fino al 15 gennaio 1993, anno in cui il ROS dei carabinieri mise fine ai suoi lunghi anni di latitanza.

Riina trascorse pochi mesi nel carcere sardo dell’Asinara e, successivamente, venne trasferito nel carcere di Ascoli Piceno dove fu sottoposto al carcere duro (41-bis), condanna prevista per i reati mafiosi. Egli dovrà attendere fino al marzo del 2001 per la revoca dell’isolamento carcerario.

Da qualche tempo sono note le problematiche condizioni di salute del boss. Proprio durante uno degli ultimi processi, effettuato tramite video, Riina è apparso in critiche condizioni, immobile su una barella. Il boss soffre da tempo di problemi cardiaci.

Aggiungi un commento