"Riina deve morire in carcere": la rabbia del padre del bimbo sciolto nell'acido

Anche Santino Di Matteo ha commentato la pronuncia della Cassazione a proposito di Totò Riina. Il padre del bimbo sciolto nell'acido per ordine del boss, ha dato sfogo a tutta la sua rabbia

Proseguono le polemiche in seguito alla pronuncia della Cassazione, che ha per la prima volta aperto al ricorso della difesa di Totò Riina. La Suprema Corte ha infatti ribadito il diritto “a morire dignitosamente” per i detenuti, rimandando la questione al tribunale di sorveglianza che, secondo la Cassazione, ha mancato di considerare “il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico“. 86 anni, il “capo dei capi” di Cosa Nostra Totò Riina vive ormai costretto a letto da una duplice neoplasia renale ed una grave cardiopatia. Condannato per la stagione delle bombe e degli attentati mafiosi, tra cui anche la strage di Capaci, la Cassazione ha per la prima volta aperto al ricorso della difesa di Riina, che da anni chiede un differimento della pena o i domiciliari per le precarie condizioni di salute.


La rabbia di Santino Di Matteo

Ma la decisione della Suprema Corte ha suscitato rabbia ed indignazione soprattutto tra le famiglie delle vittime di mafia. Come Santino Di Matteo, il padre di Giuseppe, bimbo ucciso e sciolto nell’acido su ordine di Totò Riina. Santino, ex mafioso ed attualmente collaboratore di giustizia, ha commentato ai microfoni di Fanpage la pronuncia della Cassazione, non nascondendo la sua rabbia: “Riina deve uscire dal carcere soltanto quando avrà smesso di vivere – ha dichiarato – quella è la sua sentenza“.

Giuseppe, ucciso e poi sciolto nell’acido nel 1996

Di Matteo è tra gli esecutori materiali della strage di Capaci, costata la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo ed a tre agenti di scorta. Poi pentitosi, è stato il primo a fornire alle autorità importanti informazioni su quella stessa strage. Un tradimento che Riina non gli ha perdonato e che è costato la vita al piccolo Giuseppe. Il bimbo è stato ucciso e poi sciolto nell’acido nel 1996: un omicidio a sangue freddo sentenziato da Riina ed eseguito materialmente da Giovanni Brusca. Una vendetta trasversale che Santino non può dimenticare: “È una cosa vergognosa io ho perso un figlio – ha detto ancora – ha fatto uccidere duemila persone“.

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