Rosy Bindi, conclusi i sopralluoghi per il caso Riina: "È stato e rimane il capo di Cosa Nostra"

La Corte di Cassazione ha chiesto il riesame delle condizioni cliniche e di vita di Totò Riina e la valutazione di un possibile alleggerimento di pena, per garantire allo stesso "una morte dignitosa"

Rosy Bindi, Presidente della Commissione Anti-Mafia, ha redatto una relazione conclusiva sul caso Riina che dà alcune risposte alla richiesta, da parte della Cassazione, di riesaminare lo stato di salute e le condizioni di vita quotidiana in cui versa il boss Totò Riina. Per la prima volta, infatti, Cassazione ha chiesto di prendere in considerazione l’istanza di differimento (ovvero alleggerimento) della pena chiesto dal legale del detenuto. Il Tribunale di Bologna, che precedentemente aveva respinto la richiesta, dovrà infatti stavolta pronunciarsi in merito.

Il sopralluogo

Rosy Bindi ha voluto, con il sopralluogo a sorpresa effettuato presso l’Ospedale Maggiore di Parma (dove è attualmente ricoverato Riina) chiarire quanto la dignità, fisica e mentale, del boss mafioso, sia garantita attualmente e quanto possa essere invece necessario, per la salvaguardia della stessa, trasformare la pena carceraria in domiciliari. La risposta di Bindy è stata chiara: “Si potrebbe anche ipotizzare in futuro un rientro in carcere, dove comunque le condizioni sarebbero adeguate, identiche se non superiori a quelle di cui potrebbe godere in un regime di domiciliari. Questo gli consente lo svolgimento di una vita dignitosa, e di una morte, quando essa avverrà, altrettanto dignitosa. A meno che non si voglia affermare un diritto a morire fuori dal carcere, che non è supportato da nessuna norma”. Il diritto a una vita e a una morte dignitose, dunque, non andrebbe di pari passo con il diritto alla morte fuori dal carcere.


Capo mafia per sempre

Bindy, nella sua relazione conclusiva, ha spiegato approfonditamente in cosa consterebbe la potenziale pericolosità di Riina: “(Riina) è stato e rimane il capo di Cosa Nostra ma perché tale rimane per le regole mafiose. Ha continuato a partecipare alle numerose udienze che lo riguardano dimostrando di conservare lucidità fisica e in qualche modo anche fisica. Conserva immutata la sua pericolosità concreta e attuale, è perfettamente in grado di intendere e volere, non ha mai esternato segni di ravvedimento”. Inoltre, quando in contesto mafioso non si creano “nuove leadership i soggetti che tornano in libertà, riassumono i ruoli precedenti”. Il che rende una possibile scarcerazione di Riina un atto piuttosto rischioso.

Dignità, ma in carcere

Bindy informa che sono stati presi molti provvedimenti per assicurare la dignità al capo mafia anche in circostanze di detenzione carceraria: “La cella dove è stato fino al gennaio 2016, è previsto che sia ampliata e dotata di letto ‘ospedaliero’ per un eventuale rientro in carcere del boss e questi lavori sono iniziati oggi, dove dunque troverebbe condizioni migliori. Ottimi riscontri anche sul trattamento ospedaliero: “La camera dove si trova ora è di confortevoli dimensioni, assolutamente corrispondente a una qualsiasi stanza di degenza ospedaliera, dotata di bagno privato attrezzato per i disabili, e in ottime condizioni igieniche”.

Nei giorni scorsi, il cambio di rotta dato dalla richiesta della Corte di Cassazione di riesame del caso aveva provocato l’ira di parte dell’opinione pubblica e, soprattutto, la rabbia dei famigliari delle vittime del boss.

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