La Cassazione sui crostacei: "È maltrattamento"

I giudici hanno deciso di mettersi dalla parte dei crostacei: molte forme di detenzione di supermercati e ristoratori sono veri "maltrattamenti"

Esemplare sentenza quella presa recentemente dalla Cassazione. Al centro dell’attenzione vi troviamo alcuni particolari animali, meglio noti per essere pregiate prelibatezze culinarie: i crostacei. Secondo quanto espresso dai giudici, lasciarli vivi all’interno del frigorifero così come sul ghiaccio, è maltrattamento.

La Cassazione si schiera dalla parte dei crostacei

In tema di maltrattamento sugli animali, di primo acchito siamo più propensi a pensare che si stia parlando di felini, se non di cani o altri animali che rientrano nelle affinità dell’uomo. Sorprendentemente però, questa volta parliamo di crostacei. Parliamo quindi di aragoste, astici, cicale di mare, gamberetti, mazzancolle, scampi e quanto di più siamo soliti scorgere, a dire il vero, sui menù di pesce dei ristoranti. Per la prima volta, gamberi e granciporri finiscono in un’aula di Tribunale ed i giudici si schierano in loro difesa.


La sentenza: “È maltrattamento

In occasione di una condanna, la Cassazione ha deciso di riflettere sul labile confine del maltrattamento in merito ai crostacei. Proprio lo scorso gennaio infatti un ristoratore di Firenze era finito in aula con l’accusa di aver maltrattato i crostacei. Nello specifico, il ristoratore in questione era stato avvistato riporre gli animali nella cella frigorifera in attesa di cucinarli sebbene questi fossero ancora vivi. Assurdità crederanno in tanti più convinti nel credere che i crostacei siano impotenti ma ricerche mirate in ambito scientifico hanno proprio dimostrato come “I crostacei siano esseri senzienti in grado di provare dolore“.

Ma non è finita qui. Sempre dalla sentenza depositata in questi giorni si può comprendere ciò: “La consuetudine sociale di cucinare i crostacei quando ancora vivi non esclude che le modalità di detenzione degli animali possano costituire maltrattamenti“. L’attenzione dunque è puntata non tanto sulla cottura, discutibile o meno, ma quanto sulla detenzione dei crostacei che deve essere consona e volta alla non sofferenza dell’animale. Estrapolando il contenuto della sentenza: “Non può essere considerata come una consuetudine socialmente apprezzata quella di detenere siffatta specie di animali a temperature così rigide tali da provocare sicure sofferenze“.

Aggiungi un commento