Erika, vittima di Piazza San Carlo: il presagio prima del dramma

Poche parole pronunciate senza affidare loro peso: questo rimane di Erika, l'unica vittima di quanto accaduto lo scorso 3 giugno in Piazza San Carlo

Quanto orrore, quanta paura e quanta tristezza a pensare alle indagini che brancolano nel buio, alla ricerca di un presumibile colpevole che non ha un nome, un volto. Non ha un nome il colpevole di Piazza San Carlo eppure ha agito, non ha avuto un piano ma è tutto accaduto come una macchina perfetta. Eppure, dietro ai quei 1527 feriti e alla morte di Erika, un responsabile deve esserci. Mentre continuano le indagini affiora quel presagio, ora quanto mai triste, proprio della ragazza, l’unica vittima della folle fuga.

Piazza San Carlo: a caccia di responsabilità

Trascorrono i giorni, la vita in Piazza San Carlo ha ripreso quel ritmo scandito da passi, giri in bicicletta e foto panoramiche. Osservando ora quei ciottoli sembra ancora assurdo che, solamente 14 giorni fa, proprio lì, si consumava orrore e strazio su un letto di vetri, sangue e disperazione. Ad oltre 10 giorni dalla terribile fuga da Piazza San Carlo, a Torino, non è ancora stato individuato un responsabile. Fioccano le scuse, dall’Appendino al Prefetto, dal comandante dei Carabinieri al civile, ma nessuna responsabilità. E in questo mare di irresponsabilità, si agita la morte di Erika Pioletti, una morte che non trova giustificazioni.


La morte di Erika: una famiglia distrutta

La sua morte è il simbolo del fallimento di un evento, della sicurezza, di una città. La morte di Erika è la prova che la sera del 3 giugno, durante la finale di Champions, qualcosa in quella piazza è accaduto e che è giusto continuare ad indagare. Non ci sono parole per spiegare il dolore dei familiari che, con le lacrime, vomitano parole strozzate dal magone: “Ho finito le lacrime – chiosa Fabio, il suo compagnoNon so cosa pensare. Su 30mila persone, perché proprio lei?

Un lamento a cui si uniscono i familiari della giovane ragazza. Queste le parole del padre, Giulio: “Non ha più senso nulla: io guardo attorno a me e vedo tanta gente che si agita che dice che fa e che farà. E non capisco più nulla“. Questo rimane di quella sera, le parole. Non ci sono fatti e per cattiva sorte, nemmeno più quelle immagini, le ultime immagini di Erika. La vergogna ha voluto che Fabio, scappando dalla piazza, abbia perso il cellulare con su gli ultimi felici scatti insieme alla compagna, rubati alla vita ancora una volta ma da sciacalli senza coscienza.

L’innocente presagio prima della morte

Tanti interrogativi, tante le frasi pronunciate e poi lasciate a metà, sospese come la vita. Fa rabbrividire quanto racconta un’amica di Erika. Così racconta Domenica Romeo, intima della ragazza – Aveva detto che con tutto quello che si sente in giro, degli attentati e via discorrendo, un po’ le faceva impressione l’idea di state in mezzo a tutta quella gente“. Un pensiero come tanti, buttato lì per fare quattro chiacchiere senza credere che mai si sarebbe potuto avverare e che, ad oggi, suscita un trasalimento.

A qualche giorno di distanza dalla strage, Domenica ha voluto mettersi in contatto con noi lasciandoci un ultimo piccolo ritratto della persona che era Erika, una persona speciale nel vero senso della parola. Una persona autentica, di sani principi, sempre sorridente e con modi preziosi, come si suol dire, d’altri tempi.

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