Gigi D'Alessio in brutti guai: ora rischia tre anni di carcere

La Procura di Roma ha chiesto tre anni di carcere per l'aggressione di due paparazzi. Gigi D'Alessio è stato accusato di rapina per una vicenda accaduta nel 2007

Gigi D’Alessio potrebbe finire a “cantare” dietro le sbarre? Non lo si può ancora dire, ma la Procura di Roma ha chiesto tra anni per rapina. Il tutto per una vicenda accaduta l’11 gennaio 2007 di fronte l’abitazione del cantante neomelodico che ha sottratto le macchine foto a due paparazzi che tentavano di fotografare l’interno dell’abitazione.

Un gesto che potrebbe costare caro a Gigi D’Alessio

I paparazzi a volte se le meritano, ma questa volta, secondo la loro testimonianza, Gigi avrebbe passato il segno. L’11 gennaio 2007, il cantante ed un suo assistente hanno scoperto i due fotografi che tentavano di vedere l’interno della sua abitazione. A chiedere la severa condanna, è il pm Cristina Macchiusi. Ora i giudici della prima sezione penale sono chiamati a dichiarare l’innocenza o confermare la pena per Gigi D’Alessio. La sentenza è prevista per il 22 giugno. Gigi si è sempre difeso negando la rapina: “Non è certo mia abitudine litigare, ero a casa mia all’Olgiata e fui avvertito dai custodi che erano stati allontanati due paparazzi che cercavano di fotografare la mia abitazione. Loro si misero di fronte a casa mia, appostandosi sulla braccianese da dove si vede bene la mia casa”.


Gigi D’Alessio accusa di essere stato spinto ad agire

Il cantante si è difeso, nel corso del processo, sostenendo che le minacce di chiamare la polizia non avevano sorbito nessun effetto sui fotografi. L’avvocato Compagna, difensore di Gigi, ha dichiarato anche che: “di fronte alla loro insistenza, decise di affrontarli uscendo da casa assieme al suo assistente, volarono delle parole grosse quando incontrò i due paparazzi. Ci fu anche una colluttazione”. Non solo, nel corso dell’udienza, il cantante a sì, ammesso di aver sottratto le macchine fotografiche, ma di averlo fatto per il rispetto della privicy sua e della sua famiglia. “io chiedevo le fotografie ma mi dissero che non avevano fotografato nulla. Le macchine fotografiche non le presi per impadronirmene ma furono i fotografi a consegnarmele per dimostrare che non avevano fatto foto. I borsoni con gli apparecchi li diedi poi ai carabinieri che hanno fatto un regolare verbale”. Non ci rimane altro che attendere il 22 giugno e vedere cosa decideranno i giudici.

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