Torino, quando la "sicurezza" è un nuovo modo per avere paura

Gli scontri di Piazza Santa Giulia di ieri sera portano di nuovo l'attenzione su Torino e sul peggiorare di un clima cittadino che potrebbe portare conseguenze non lievi

Torino, qualche settimana fa, ha conosciuto la paura. Lo spettro di un incubo, quello degli attacchi terroristici, si è combinato con una mala gestione di un evento pubblico e il risultato ottenuto è stata una folla, impazzita per motivi ancora da chiarire, che nel fuggire ha provocato più di 1500 feriti, un morto e il nascere di un trauma che i cittadini faticheranno per molto tempo a lasciarsi alle spalle.

Ora, mentre ancora si cerca di capire chi e in che misura abbia delle responsabilità in quanto e successo (e l’amministrazione sembra fare di tutto per prendere queste responsabilità e scagliarle il più lontano possibile), Torino si vede in ginocchio per colpa di nuove regole e ordinanze che snaturano la sua vita notturna, la fanno sentire in prigione, e ne aumentano rabbia e paura. L’ultimo scacco matto della sindaca alla vita notturna? l’ordinanza che vieta alle attività di alcune, circoscritte zone della città, di vendere alcolici da asporto dopo le 20. Un’ordinanza piena di contraddizioni, giustificata come mossa finalizzata (anche) a mettere in sicurezza la città. Un’ordinanza che i cittadini non riconoscono, e a ragione, come un modo efficace ad evitare il ripetersi di drammi come quello di Piazza San Carlo.

Quello che è successo in piazza Santa Giulia, ieri sera, è il manifestarsi di una tensione che per settimane l’Amministrazione sembra essersi andata a cercare. Mettere le redini alla movida (come se il 3 giugno fossero state le persone in piazza, il problema), non gestire a dovere alcuni episodi di scontro tra i cittadini e i poliziotti che si erano verificati nei giorni scorsi e acutizzare la tensione mandando decine di poliziotti antisommossa a effettuare controlli in un punto della città in cui si trovano anche famiglie e tranquilli consumatori di aperitivi, non poteva che provocare una reazione forte.

Il problema, però, non si ferma al sorgere di tensioni e stress. Torino è, da sempre, una città che, più di tante altre, vive la sera.  Da sempre, la sua natura urbana è quella di una città che sa vivere quando cala il sole, e impedirle di farlo sarebbe una snaturazione della sua identità. Chiudere le arterie che portano la linfa vitale alla vita notturna, impendendo di fatto a livello pratico alle persone di viverla, vuol dire penalizzare decine di attività, locali, commerci. L’ordinanza giustificata come strumento di maggiore sicurezza per i cittadini, in realtà mette le pastoie alla libertà di molti esercenti e molti cittadini della vita notturna, rendendo il clima ancora più difficile da gestire.

Torino non ha smesso di avere paura e ora, oltre ad essere spaventata, si sente costretta in una prigione di controllo che le è stato detto essere stata creata per proteggerla e che invece, se le cose non cambieranno, le farà sempre più male.

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