Migranti: l'Italia sommersa dagli arrivi pondera misure drastiche per smuovere l'Ue

L'ipotesi di chiudere i porti in Italia è una mossa volta a richiamare alla responsabilità gli altri Paesi europei riguardo alle migrazioni

Siamo arrivati al punto in cui la misura è colma. Un’ondata di sbarchi di migranti, in questi giorni, ha spinto il governo Gentiloni a fare pressioni sull’Unione Europea affinché non sia solo il nostro Paese a farsi carico di un fenomeno globale. Nonostante l’apertura e il grande aiuto che le persone del Sud Italia stanno dando, i porti di Calabria e Sicilia sono al collasso. Con l’inizio della bella stagione non potrà che aumentare il numero di chi tenterà la traversata dal Nord Africa, spinti, inoltre, dalla grande carestia che sta decimando Sud Sudan, Somalia e Kenya, e dalla recrudescenza dei gruppi paramilitari in Congo e Nigeria.

L’Italia al collasso alza la voce in Europa

Ieri il governo ha dato mandato all’ambasciatore Maurizio Massari di sottoporre al Commissario per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos, la situazione italiana. I porti italiani sono in prima linea nell’affrontare le ondate migratorie ma, anche con tutta la buona volontà, non possono essere gli unici a farsi carico del problema. L’impennata delle migrazioni non può più essere gestita solo dall’Italia che, dopo il fallimento delle politiche comunitarie in tema di migrazione degli ultimi anni, non è più disposta a farsi carico da sola della gestione del fenomeno.


Sergio Mattarella ha dichiarato: “Se il fenomeno dei flussi continuasse con questi numeri la situazione diventerebbe ingestibile anche per un Paese grande e aperto come il nostro“. Il Presidente della Repubblica ha spiegato che ci troviamo di fronte ad un “fenomeno epocale che non si può cancellare alzando muri ma occorre governarlo con serietà“.

La minaccia di chiudere i porti

Quello che l’Italia ha messo sul piatto ha un peso. La minaccia del governo di chiudere i porti italiani a tutte le imbarcazioni che non battano bandiera nazionale, o che non facciano parte di missioni europee nel Mediterraneo, come Frontex, è l’ultima arma. Mattia Toaldo, un esperto di Libia all’European Council on Foreign Relations, ha spiegato che questa è “una misura di panico“. Il ricercatore ha dichiarato al Guardian: “Sarei molto sorpreso se fosse legale. La legge richiede il salvataggio delle persone in pericolo in alto mare, e questo auto-blocco dei porti italiani lascerebbe i migranti a galleggiare nel Mediterraneo, inclusi quelli della maggior parte delle navi di soccorso delle ONG“. Toaldo conclude dicendo che questa mossa probabilmente è studiata per forzare l’Europa a intraprendere qualche altro tipo di azione.

I numeri delle migrazioni

L’allarme è arrivato dal Viminale, che ha registrato (i dati sono aggiornati al 26 giugno) un aumento degli sbarchi del 13,43% rispetto allo scorso anno. Circa 90mila persone sarebbero pronte a partire dalle coste libiche durante l’estate. I dati riportati dall’Agi parlano di 10.500 persone soccorse negli ultimi quattro giorni, di cui più di 8mila stanno arrivando o sono arrivati in Italia. Più di 2mila persone sono arrivate oggi a Reggio Calabria e Schiavonea: Calabria e Campania oggi verranno messe a dura prova, dopo la Sicilia, già allo stremo.

L’Aquarius, nave di Medici senza frontiere, sta portando a Corigliano “99 donne, 11 delle quali incinte, 230 minori non accompagnati e 8 bambini di eta’ inferiore ai 5 anni, tra cui 2 neonati di appena una settimana“, secondo La Repubblica. Questo è un aspetto che non può essere dimenticato nella gestione del fenomeno. È necessario riportare l’Europa a occuparsi del problema, ma è possibile che siamo arrivati al punto da considerare seriamente di abbandonare donne e bambini in mare aperto?

Aggiungi un commento