La questione migranti affonda l'Unione Europea: l'Austria minaccia l'esercito alle frontiere

Divisa, egoista, miope: è questa l'Unione Europea che emerge dall'emergenza migranti. L'Italia chiede aiuto, ma nessuno risponde

Un’Unione solo di nome, non in grado di agire di concerto, che non vuole trovare soluzioni. Così sull’emergenza migranti l’Europa mostra il suo vero volto. Mentre Francia e Spagna rifiutano di aprire i porti di Barcellona e Marsiglia per alleggerire il peso sulle coste italiane, l’Austria minaccia addirittura di schierare l’esercito al Brennero. Intanto, al Parlamento europeo è scontro, con Juncker che accusa: “Siete ridicoli“.

Il no di Francia e Spagna

L’Italia ha fatto una serie di richieste, mettendo sul piatto la minaccia di chiudere i porti. Cosa ha ottenuto? Nulla o poco più. Macron, che ha vinto le elezioni anche grazie ad un programma europeista, ha barricato la République. Il presidente francese ha dichiarato che è disposto a discutere solo sui “rifugiati politici, senza far confusione con gli altri tipi di migranti e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre barriere“. Macron sostiene che la maggior parte delle persone che arrivano in Italia facciano parte della categoria “migranti economici“, e che non si tratta quindi di rifugiati di guerra. Un escamotage poco elegante per salvare la faccia: essere disposti ad accogliere i richiedenti asilo e lasciare il Paese di arrivo, cioè l’Italia a gestire il resto.


La Spagna richiede un’azione dell’Europa. La crisi non può essere oggetto di accordi bilaterali tra singoli Stati, ma deve essere condivisa dall’Unione. Per questo si rifiuta di aprire i porti, nonostante accolga solo il 4% dei flussi, proveniente da Marocco e Algeria. Le considerazioni del governo spagnolo, sul distinguo tra rifugiati e non, sono però più realiste: “Il 90% degli arrivi è formato da migranti economici che non hanno diritto di asilo, ma restituirli ai loro paesi di origine risulta molto complesso in quanto in maggioranza non hanno documenti“.

L’Austria: soldati e carri armati al Brennero

Hans Peter Doskozil, ministro della Difesa austriaco, in un’intervista al Kronen Zeitung ha fatto l’annuncio shock. Proprio l’Austria minaccia di mandare l’esercito ai confini, forse dimenticando un’amara lezione della storia. Ben 4 carri armati sono già stati dislocati nel Ticino, pronti a controllare chi entra e, secondo il Zeitung, circa 750 soldati saranno pienamente operativi “entro 72 ore in caso di allarme lanciato dai servizi competenti“.

Il nostro Ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatore austriaco: “A seguito delle dichiarazioni del governo austriaco circa lo schieramento di truppe al Brennero, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Amb. Elisabetta Belloni, ha convocato stamane alla Farnesina l’Ambasciatore austriaco a Roma, René Pollitzer“.

Cosa ha ottenuto l’Italia quindi?

Le uniche aperture incassate riguardano il Codice di regolamentazione per le ONG. Ancora una volta sono le organizzazioni umanitarie il capro espiatorio dell’incapacità dei governi. I quali puntano a limitare i salvataggi in mare, aumentando le regole per l’accesso ai porti delle navi delle organizzazioni. La Caritas italiana si scaglia contro questo “piano”: “Limitare fortemente l’azione Ong ed esternalizzare le frontiere è inaccettabile, vuol dire andare nel senso inverso a quanto da noi auspicato: cioè trovare canali legali e sicuri d’ingresso in Europa“.

Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione della Caritas, sostiene inoltre che dietro al scelta di penalizzare le organizzazioni non governative ci sia un fine più abietto. L’Italia, infatti, insieme a Francia e Germania, vorrebbe pagare la Libia per tenere in centri di detenzione in loco i migranti, e fortificare la guardia costiera libica per impedire alle navi di partire. “Temiamo non si vogliano avere soggetti indipendenti in mare per verificare l’operato della guardia costiera libica, al momento sotto osservazione della Corte di giustizia europea per questioni legate a crimini contro l’umanità, tra cui il caso dell’affondamento di un barcone sparando in aria“, commenta Forti.

Juncker al Parlamento europeo: “Siete ridicoli

Un segno del disinteresse e della miopia dell’Europa in questa situazione si è avuto stamattina a Strasburgo. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è trovato di fronte a un’aula parlamentare vuota. Si sarebbe dovuto fare un bilancio del semestre di presidenza maltese e parlare dell’emergenza migranti. Gli eurodeputati presenti erano solo il 5% del totale. “Siete ridicoli. Se avessimo avuto qui Angela Merkel o Emmanuel Macron, avremmo avuto l’Aula piena. Il Parlamento non è serio. Non parteciperò più a questo genere di dibattiti“, ha dichiarato Juncker. Il presidente Tajani ha difeso il Parlamento, ricordando che è quest’organo che controlla la Commissione. Juncker però ha ribadito il concetto: “Siete ridicoli“.

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