Incidente in Val di Susa: De Giulio può rischiare l'accusa di omicidio volontario

La Procura di Torino valuta di indagare il conducente del furgone che ha investito Elisa Ferrero e Matteo Penna a Condove, in val di Susa, di omicidio volontario: la compagna dell'uomo sostiene che abbia provato a frenare per non travolgerli, ma non ci sono segni sull'asfalto

Maurizio De Giulio è già in manette per omicidio stradale, come concordato dalle forze dell’ordine e dal pm Paola Stupino a poche ore dal tremendo incidente provocato col suo furgone a Condove, in Val di Susa, nel quale ha investito la moto di Matteo Penna – ora in prognosi riservata al Cto di Torino – su cui viaggiava anche Elisa Ferrero, morta sul colpo. La procura di Torino ora sta indagando per capire se ci sono gli estremi per accusare De Giulio di omicidio volontario o preterintenzionale.

Aggiornamento 16.20

È stata confermata l’incriminazione per omicidio volontario per Maurizio De Giulio. Il pm, dopo aver visionato le perizie sul van e le analisi dei carabinieri, e dopo aver preso visione dei filmati delle telecamere di sicurezza, ha deciso di procedere per l’omicidio volontario e non con l’omicidio stradale. Inoltre, anche i 6 testimoni sono stati ascoltati e sembra sia chiaro l’intenzionalità di De Giulio di colpire la moto, dopo l’inseguimento.


Sulla questione della presunta frenata, Spataro, procuratore capo di Torino, dichiara: “La perizia, attraverso l’analisi dell’impianto Abs del van, ha confermato l’assenza di frenata del veicolo investitore, così da potersene dedurre la volontarietà della condotta omicidiaria dell’arrestato“.

L’ipotesi dell’omicidio volontario o preterintenzionale

De Giulio ancora non parla: ha deciso infatti di non rispondere alle domande dei carabinieri, che stanno cercando di stabilire tutte le dinamiche che hanno portato a una tragedia che si poteva certamente evitare. In procura si sta valutando di incriminare il 50enne di Moncalieri di omicidio volontario o preterintenzionale: per un incidente stradale c’è già un precedente a riguardo e risale al 2011. Il 13 agosto di 6 anni fa, infatti, l’albanese Ilir Beti imboccò contromano l’autostrada A26 tra Ovada e Predosa falciando a 150 chilometri orari 4 turisti francesi che procedevano nel giusto senso di marcia. I giudici, nel condannarlo, tennero conto che prendendo l’autostrada nel senso inverso Beti avesse deliberatamente accettato il rischio di poter uccidere: per lui sono scattati 21 anni e 4 mesi di carcere in Cassazione.

C’è da capire, però, se per questo particolare caso ci sono gli estremi per procedere a una simile condanna: per ora gli elementi in mano alla procura non sono molti. Si punta tutto sui rilievi che sono stati fatti sull’asfalto e sulla strada per capire le dinamiche dell’incidente: ci sono stati inseguimenti veri e propri? L’autista del furgone ha frenato per evitare l’impatto o ha volutamente travolto i due motociclisti? Per ora l’unica certezza è il tasso alcolemico superiore al consentito per De Giulio: 1,15 un’ora dopo l’incidente, probabilmente 1,42 al momento dell’impatto.

Le ricostruzioni dell’incidente in Val di Susa

La relazione dei carabinieri sul caso è stata nel frattempo già consegnata alla Procura, con tanto di dichiarazioni di chi ha visto il tutto svolgersi domenica sera. Gli amici di Elisa e Matteo, che erano poco dietro i due veicoli protagonisti della tragedia, gli automobilisti che stavano transitando la strada in quel momento e hanno visto la tragica fine della corsa di furgone e moto. Tutte le versioni si somigliano, differendo soltanto in alcuni dettagli: alcuni infatti citano il pugno che Matteo avrebbe dato allo specchietto del veicolo di De Giulio, altri parlano di un colpo di gomito. Di sicuro c’è che entrambi i conducenti si siano poi involati sulla strada superando i mezzi incolonnati a una velocità sostenuta.

Sull’asfalto non sono stati notati segni di frenata, ma solo di trascinamento della moto che si prolungano per circa 50 metri. La moto è infatti rimasta per un tratto incastrata sotto il furgone, tra le ruote anteriori e il paraurti. Matteo, al contatto, ha riportato un trauma alla testa e al torace ed è stato intubato, per Elisa invece non c’è stato niente da fare: le ruote del Transit l’hanno travolta. I due stavano tornando da un soggiorno in Provenza ed erano amici dall’infanzia: stavano insieme da un anno e mezzo.

“Maurizio ha provato a frenare”: parla la compagna dell’uomo

A cercare di scagionare, almeno parzialmente, Maurizio De Giulio c’è la compagna, Milena Zuniga Lecca, che è sicura che il 50enne non volesse uccidere Elisa Ferrero e ferire gravemente il fidanzato. “Non voleva investire quei ragazzi, non l’ha fatto apposta: ha cercato di frenare, ma non è riuscito a evitarli”, dice, lei che era sul furgone in quei tragici momenti. Stando alla sua ricostruzione la moto di Penna è apparsa all’improvviso.

Milena Zuniga Lecca ha riportato più volte la sua versione dei fatti alle forze dell’ordine: lei e De Giulio erano in Val Di Susa con la figlia 17enne dell’uomo per “un pic nic al lago con gli amici. Maurizio non aveva bevuto più di qualche bicchiere di vino. Al rientro, il dramma. La volontà del compagno di frenare, come sostiene la donna, non trova però conferma con i rilievi stradali.

 

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