Il Vesuvio in fiamme: incendi dolosi innescati usando anche animali vivi

Non è il primo anno che una serie di incendi manda in ginocchio il Parco Nazionale deL Vesuvio. La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo contro ignoti ed ha predisposto di ottenere la immagini satellitari dei boschi interessati dai roghi

NAPOLI – Il Parco Nazionale del Vesuvio, ed il suo alto picco, è circondato dalle fiamme. Una coltre di fumo avvolge la cima e gran parte della base del vulcano tanto da far esclamare a chi abita nei pressi: “Sembra un’eruzione vulcanica”. Ma non è così. Gli incendi che in questi giorni stanno distruggendo questo patrimonio naturale, sono stati dichiarati di origine dolosa e, la Procura di Torre Annunziata, ha aperto un fascicolo contro ignoti.

Una coltre di cenere avvolge Napoli

L’aria di Napoli è diventata irrespirabile. La spessa colte che non riesce a venir spostata dal vento, accumula centimetri di polvere sulla città. Ora di panico per questi roghi innescati nei boschi a metà dell’alto picco del Vesuvio, che minacciano anche la discarica di Novelle Castelluccio, alle pendici. Il centro di stoccaggio è il più grande della zona del napoletano e rischierebbe di sollevare nella già irrespirabile aria, diossina e polveri sottili. Per evitare ciò, è già stato predisposto un piano per fermare le fiamme grazie all’intervento dell’esercito. La polizia forestale ha appurato che, otto degli incendi scoppiati negli ultimi giorni, hanno origine dolosa. Attualmente sono stati evacuati ristoranti ed abitazioni nei pressi di Ercolano, Torre del Greco e Boscoreale. Anche gli accessi al vulcano sono stati subito chiusi, nella speranza di arginare i roghi o fermare nuovi tentativi di alimentare le fiamme.


Il Vesuvio in fiamme: non bisogna chiamarli piromani

Solitamente ci si rivolge a chi appicca il fuoco nei boschi con il termine piromane. In questo caso non è possibile definire chi ha compiuto queste azioni come tale. Se la piromania è uno stato alterato che evidenzia un problema mentale, in questo caso chi ha agito, non l’ha fatto per una turba psichica. Il business degli incendi dolosi va ben oltre la sfera psichiatrica. Speculazione edilizia, occultazione di materiale stoccato senza permessi, occultamento di discariche abusiva, molti possono essere i motivi che spingono, specie la criminalità organizzata, ad optare per il fuoco. La Procura di Torre Annunziata ha già richiesto le immagini satellitari per cercare di scoprire chi abbia ordinato gli incendi massivi che stanno distruggendo il Parco Nazionale del Vesuvio. Stando alle indagini della polizia forestale, alcuni di questi incendi è stato appiccato usando animali vivi come innesco. Una pratica barbara che prevede l’utilizzo di gatti cosparsi di benzina che, una volta dati alle fiamme, corrono in anfratti nascosti e danno fuoco alla vegetazione secca. Non sono stati esclusi anche inneschi chimici che bruciano con maggior lentezza, garantendo a chi da fuoco, di allontanarsi industurbato.

Aggiornamento ore 18.00

Il quotidiano Il Corriere della Sera ha verificato con la Forestale la notizia che degli animali siano stati usati come inneschi per far propagare l’incendio. Questa non ha trovato riscontro, ed è quindi una fake news.

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