Apologia del fascismo: non si fermano le polemiche, ma sono giustificate?

La polemica per la proposta Fiano sull'apologia del fascismo non si ferma e coinvolge politici di ogni fronte, come Boldrini, Alessandra Mussolini e Sgarbi

La proposta Fiano sull’apologia del fascismo si sta ritagliando il suo spazio nel dibattito politico italiano. La questione mai risolta del ventennio fascista esce alla luce endemicamente ogni tanto, eppure non è mai stata affrontata del tutto. La  percezione di quello che è stata storicamente cambia con le stagioni politiche, in un senso o nell’altro. Le domande che ci poniamo oggi sono: la proposta Fiano risponde effettivamente a un bisogno della società? Il fascismo come ideologia sta vivendo oggi una nuova stagione revanscista?

La polemica sull’apologia del fascismo

La crisi istituzionale che sta vivendo l’Italia, da anni, ha effettivamente acuito la tendenza a rileggere un “passato glorioso” come unica alternativa da contrapporre ai grandi cambiamenti in atto nella società. Inoltre, lo stillicidio, operato dai politici di tutti gli schieramenti, dell’insegnamento della storia a scuola ha lasciato la porta aperta a riletture e a un relativismo pericoloso.


Tutti vedono quello che vogliono vedere, e un esempio di questa tendenza sono i recenti scontri tra i due opposti schieramenti politici. Chi può si inserisce nella polemica, senza dare un contributo sostanziale alla spinosa questione del rapporto tra l’Italia di oggi e il fascismo, ma come pretesto per attaccare gli avversari politici.

Il caso Boldrini e i monumenti del ventennio

Alcuni giornali hanno ripreso un intervento della Presidente della Camera, Laura Boldrini, in cui rispondeva a chi le domandava, in relazione alla proposta Fiano, se ci fosse un problema dei monumenti edificati durante il fascismo. La risposta della Boldrini è stata: “Ci sono persone che si sentono colpite da questo, a volte anche offese. Quando ho accolto i partigiani alla Camera, in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione, alcuni di loro hanno evidenziato questo stato di cose dicendo che non accade altrettanto in Germania, dove i simboli del nazismo non ci sono più. Questi vecchi partigiani si sentono ancora offesi da questo. Io rispetto la loro sensibilità”.

Le sue parole sono state interpretate in modo strumentale da una parte della stampa, che l’ha accusata di voler demolire pezzi del patrimonio culturale italiano. Altre voci contrapposte non hanno mancato di dire la loro sul suo intervento, spingendosi a paragonare la Presidente della Camera all’Is. Tra queste, una delle più veementi è stata quella dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi: “Nella vanità di questa donna c’ è un disprezzo così profondo per la cultura e per la civiltà italiana che ogni spirito libero dovrebbe considerare con preoccupazione“, ha dichiarato. L’opinionista ha continuato definendo Boldrini un “presidente per caso e nemica giurata della cultura a somiglianza di Goebbels cui è attribuita la frase: ‘Quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola’“.

Un’altra persona che si è spesa sull’argomento è Edda Negri Mussolini, nipote di Benito Mussolini, che su Il Giornale ha dichiarato: “A dare retta alla Boldrini bisognerebbe demolire mezza Italia. E poi, quando non ci sarà più nulla da distruggere, chissà se le verrà in mente persino di cancellarmi il cognome“.

La Presidente della Camera ha deciso di chiarire il suo pensiero in un post su Facebook (che potete leggere di seguito), in cui riporta alcuni titoli comparsi sui giornali catalogandoli come fake news.



Alessandra Mussolini: la proposta Fiano “una ca**ta pazzesca”

Non poteva mancare la presa di posizione di Alessandra Mussolini sulla legge sull’apologia del fascismo. Sulle pagine de Il Tempo, Mussolini scrive: “Generalmente in estate la parte più modesta della politica non trova di meglio da fare che inventare proposto di legge bizzarre al solo scopo di avere un briciolo di notorietà o dare un sorriso agli accaldati vacanzieri“. L’europarlamentare derubrica la proposta come discriminatoria nei confronti dei discendenti diretti del Duce, e di una parte della storia d’Italia.

Per lei la proposta “dimostra tutta la pochezza politica del Pd e sancisce l’incapacità nel saper affrontare e risolvere i veri problemi dei cittadini“. L’Italia, secondo la Mussolini, ha un “assetto democratico robusto” e la classe dirigente per questo è caduta “nel ridicolo con proposte anacronistiche“.

C’è un problema “fascismo” in Italia?

Le parole di Alessandra Mussolini sull’anacronismo della questione fanno riflettere. È davvero così? Il caso degli attivisti di CasaPound che fanno le ronde sulle spiagge di Ostia per cacciare gli ambulanti hanno fatto il giro del web. L’organizzazione dell’estrema destra xenofoba di ispirazione fascista alle ultime amministrative è riuscita a strappare al Movimento 5 Stelle i “voti di protesta”, raggiungendo l’8% a Lucca e riuscendo ad entrare nel consiglio comunale di molti altri piccoli centri.

Esemplificativo è il caso di Monza, in cui è entrato in consiglio comunale Andrea Arbizzoni, legato a Lealtà Azione, formazione neonazista che si ispira a criminali di guerra nazisti e che ha appoggiato il candidato Dario Allevi, oggi sindaco, in tandem con la stessa CasaPound. Le formazioni neofasciste stanno riempiendo quel vuoto nelle istituzioni che la politica non è in grado o non vuole arginare. Una proposta di legge sull’apologia del fascismo può rimediare all’avanzata di ideologie totalitarie, antidemocratiche e razziste? Difficile. Bandire le forme esteriori di un malessere della società non può essere la cura, ma il nascondere la polvere sotto il tappeto.

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