PD: 800mila euro spesi per il referendum, il compenso di Messina fa discutere

La campagna del referendum costituzionale lascia un bilancio PD in rosso e spese per 12 milioni di euro. I gruppi parlamentari ne hanno messi "solo" 800mila

Da pochi giorni è stata depositata la relazione al bilancio consultivo 2016 del gruppo al Senato del Partito Democratico. Tra le voci di spesa presenti nel rendiconto finanziario, alcune cifre hanno fatto storcere il naso. In particolare, sta montando la polemica, che risale all’ottobre scorso, sui costi della comunicazione che il partito ha affrontato per il referendum costituzionale, perso a dicembre.

Referendum: 800mila euro per la comunicazione

I partiti sono associazioni di diritto privato, per questo applicare un controllo capillare delle loro attività, specie economiche, non è facile. Alcune cifre escono allo scoperto lo stesso, come quelle delle spese per il referendum costituzionale sostenute dal gruppo parlamentare del Partito Democratico. Non si tratta di pochi spiccioli: per la comunicazione la campagna referendaria ha inglobato 800mila euro, quasi la totalità dello stanziamento per l’intera comunicazione del partito. La spesa di bilancio prevista era di 500mila euro, sottolinea il tesoriere Mario Di Barba.

Quanto è costata la campagna del referendum?

Alcune fonti stampa hanno provato a calcolarlo e, incrociando le cifre del bilancio 2016 con i rendiconti dei gruppi, è uscita la cifra record di 12 milioni di euro. La campagna Basta un sì ha prosciugato le casse del partito. Sul rendiconto del terzo quadrimestre del 2016, quello di piena campagna referendaria, le voci di spesa per le iniziative del gruppo parlamentare democratico per il referendum sono un centinaio. Circa 87mila euro sono stati sfumati in spese tipografiche, affitto locali e servizi tecnici per sponsorizzare il “sì” in giro per l’Italia. Più o meno la stessa cifra devoluta nello stesso quadrimestre alla Protezione Civile per il terremoto, 91.900 euro.

Queste sono state le spese minori, si calcola che circa 7 milioni di euro siano serviti per lettere e volantini da distribuire agli italiani residenti nel Paese e all’estero. Uno sforzo notevole per un partito che, come rilevano diversi giornali, ha chiuso il bilancio 2016 con un rosso di 9,5 milioni di euro.

Jim Messina, guru della comunicazione, costato 400mila euro

La campagna per il referendum è stata affidata alle abili mani di Jim Messina, guru americano della comunicazione. Consulente per la campagna di Obama del 2012, questo è stato praticamente il suo unico successo. Assoldato poi per la campagna di Rajoy in Spagna (fallimentare), il consulente è stato inoltre protagonista delle disfatte più brucianti del 2016: oltre al referendum italiano, ha orchestrato la campagna per la Brexit di David Cameron e quella per la presidenza di Hillary Clinton. Sappiamo tutti com’è finita. Il gruppo parlamentare del partito ha pagato The Messina Group 67mila euro, a fronte di un compenso totale di 400mila euro.

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