Delitto Caccia, condannato all'ergastolo Rocco Schirripa

Il procuratore capo torinese fu ucciso 32 anni fa: solo ora, arriva la sentenza di condanna per mandante ed esecutore

La sentenza, 32 anni dopo: oggi il delitto Caccia ha un colpevole, un condannato. È stata infatti emanata sentenza di condanna all’ergastolo per Rocco Schirripa, ex panettiere di 64 anni. Schiarita era stato arrestato nel 2015, ben 30 anni dopo l’agguato che aveva dato la morte a Bruno Caccia, procuratore capo di Torino.

Anche il mandante dell’omicidio, Domenico Belfiore (boss del clan Belfiore), è stato condannato in via definitiva.

Schirrita: “Sono il capro espiatorio”

Fino a qualche giorno fa, Rocco Schirrita si era dichiarato innocente e vittima del sistema giudiziario: “Sono il capro espiatorio che l’accusa voleva trovare a tutti i costi. Non c’è niente di più facile che dare la colpa a uno che ha precedenti con la giustizia e che è calabrese (…) Sono terrone e sono compare di Domenico Belfiore dunque sono il soggetto perfetto per le accuse”.


Il condannato aveva anche dichiarato che, in caso di condanna, avrebbe cominciato lo sciopero della fame.

Le parole del pentito

Il pentito Domenico Agresta ha confermato al pm della Dda di Milano Marcello Tatangelo quanto già detto in precedenza: in carcere aveva saputo che ad ammazzare Bruno Caccia furono Rocco Schirripa e Francesco D’Onofrio, che da poco risulta indagato anche lui come esecutore dell’omicidio. Secondo quanto rivelato da Agresta, tutti e due insieme “hanno commesso tanti omicidi“.

Durante il processo a Domenico Belfiore, avvenuto lo scorso marzo, Agresta aveva rivelato che alcuni esponenti della famiglia Belfiore “entrarono nel suo ufficio per convincerlo ad aggiustare processi e indagini, ma lui gli urlò addosso e gli sbatté la porta in faccia” e che loro “lo uccisero proprio per la rabbia di essere stati cacciati così, lo uccisero perché era inavvicinabile e incorruttibile“.

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