Carlo Giuliani: le parole shock del consigliere PD che gettano sale su una ferita aperta

Cosa ci hanno lasciato il G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani? A 16 anni da quegli avvenimenti alcune parole, come quelle di Diego Urbisaglia, sono semplicemente troppo

“E mentre marciavi con l’anima in spalle

vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore

ma la divisa di un altro colore”

Fabrizio De André, La Guerra di Piero

Carlo Giuliani aveva 23 anni quando è stato ucciso in piazza Alimonda, durante il G8 di Genova, il 20 luglio del 2001. Stava partecipando agli scontri che avevano messo a ferro e fuoco la città, una risposta violenta a quelle giornate di violenza, pianificate da membri di due schieramenti che volevano il sangue. Sono stati giorni che hanno visto gravi violazioni dei diritti umani, come hanno certificato Amnesty International e la Corte di Strasburgo, e che sono una parte indelebile della storia d’Italia. La gravità di quanto accaduto, a 16 anni da quella spaccatura profonda, non è stata ancora ufficialmente riconosciuta. Né ha dato vita ad un dibattito interno alla società, ad una sintesi in grado di farci superare lo shock e la polarizzazione degli schieramenti che sono stati gli unici risultati di una “notte buia” dello Stato italiano.


Proprio la divisione dell’opinione pubblica in merito alla Diaz, a Carlo Giuliani, alla condotta degli alti gradi della polizia, alle torture della caserma di Bolzaneto ha indotto a risolvere i procedimenti giudiziari in maniera sbrigativa, in silenzio, per evitare di toccare nervi scoperti. Invece di fare i conti con un evento tragico per la nostra nazione, come è stato il G8 di Genova, abbiamo nascosto la polvere sotto il tappeto, sperando che il tempo potesse guarire le ferite.

Per questo fa così male leggere, nei giorni dell’anniversario della morte di Carlo Giuliani, il post di un consigliere comunale di Ancona, un membro del Partito Democratico, che si lascia andare a considerazioni da bar in merito alla morte di un giovane di 23 anni, ucciso da un altro giovane all’epoca 21enne, probabilmente gettato nella fossa del tutto impreparato ad affrontare la portata degli eventi. Diego Urbisaglia ha usato parole che offendono non solo la memoria di Carlo, ma quella di un intero Paese. Nel gioco della rimozione collettiva che abbiamo fatto in tutto questo tempo, gli sfiatatoi per dire la propria cadono quasi sempre in questi caldi giorni di luglio, le ricorrenze di quei tragici eventi. Purtroppo non abbiamo mai fissato il limite da non superare, e forse proprio questa mancanza ha fatto sì che dalle dita di Ubisaglia uscissero fuori quelle considerazioni definitive, messe in bella mostra su Facebook, antenna catalizzatrice delle forti opinioni.

Urbisaglia ha scritto: “Estate 2001. Ho portato le pizze tutta l’estate per aiutare i miei a pagarmi l’università e per una vacanza che avrei fatto a settembre. Guardavo quelle immagini e dentro di me tra Carlo Giuliani con un estintore in mano e un mio coetaneo in servizio di leva parteggiavo per quest’ultimo. Oggi nel 2017 che sono padre, se ci fosse mio figlio dentro quella campagnola gli griderei di sparare e di prendere bene la mira. Sì sono cattivo e senza cuore, ma lì c’era in ballo o la vita di uno o la vita dell’altro. Estintore contro pistola. Non mi mancherai Carlo Giuliani”. Cosa possiamo aggiungere a queste affermazioni? Il consigliere è davvero senza cuore, questo è certo. Ha usato il peggiore degli argomenti, la banalizzazione della morte, il voler dividere lo schieramento in un “noi” e un “loro” e questo è il peccato più grave. Esortare il proprio figlio a diventare un assassino se si trovasse nella situazione in cui era Mario Placanica è, inoltre, agghiacciante. Carlo Giuliani è stato una vittima a cui non è mai stata data giustizia, così come lo è Placanica.

Cosa ne sa Urbisaglia di quello che accadeva a Genova? Possiamo immaginare che non sappia tutto. Lo stesso Mario Placanica, la cui vita, io non dubito, è stata rovinata da quell’avvenimento, ha raccontato anni dopo a Calabria Oggi cos’è stato il G8 dalla parte della polizia: “I superiori ci dicevano di stare attenti, ci raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra“.

Varie intercettazioni sono state pubblicate durante l’inchiesta per la morte di Carlo, da cui Placanica è stato prosciolto per legittima difesa. In una di questa c’è una conversazione tra due membri delle forze dell’ordine, i quali quasi festeggiano per la morte di un ragazzo, ucciso da un altro ragazzino. “Uno a zero per noi, yeah…“, dichiara una marescialla, ed è questo il tono usato durante tutta la conversazione. Ci stupiamo quindi per la miopia e la crudeltà espressa da un consigliere comunale? Chiediamo la testa di Urbisaglia, che certamente deve abbandonare la propria carica pubblica, ma dovremmo chiedere a gran voce una commissione d’inchiesta su Genova che per troppo tempo è stata rimandata.

A Diego Urbisaglia, il quale si è lavato la coscienza con delle scuse insincere e ipocrite, dico che ai miei figli invece io racconterò chi era Carlo Giuliani e cosa gli è successo. Gli spiegherò che stava colpendo un auto blindata della polizia con un’estintore, della rabbia cieca di quei giorni, degli infiltrati sia della polizia sia dell’ala violenta dei no global, delle cariche, delle auto incendiate e dei negozi distrutti, di una piccola città investita dall’odio di un movimento globale. Gli spiegherò cosa succede quando si mette una pistola nelle mani un ragazzino, e lo si manda alla guerra. Gli racconterò perché, oggi come allora, Carlo e Marco meritano giustizia.

 

 

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