Morto per una diagnosi sbagliata 20 anni prima: nuovo caso di malasanità

La storia di Salvatore Romano è l'ennesima terribile storia di malasanità. Morto di tumore nel 2016, per due volte i medici non gli fecero un esame che avrebbe scoperto il tumore che poi l'ha ucciso

Una storia terribile quella di Salvatore Romano: a 36 anni se n’è andato lasciando moglie e figlia di appena 3 anni. La causa del decesso, come ha stabilito il Tribunale di Milano, è da imputare ad un tragico errore medico: una diagnosi errata di ben 20 anni prima, un esame non fatto al momento giusto che avrebbe potuto salvarlo. Una morte evitabile, ora a carico del Campus Biomedico di Roma.

Quella diagnosi sbagliata 20 anni fa, l’unica causa imputabile

Salvatore Romano lavorava nel campo della sanità, era infermiere all’Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano. Due decenni fa però, per una falla del sistema medico del quale lui stesso faceva parte, è iniziata questa triste storia. Nel 2000 Salvatore entrò in sala operatoria per un intervento all’omero sinistro, il secondo a cui si sottopose dopo una prima operazione nel 1996. In entrambi i casi di asportazione dell’osso, l’uomo avrebbe dovuto essere sottoposto a un esame istologico, ma ciò non avvenne mai: una mancanza nella procedura ospedaliera che, a 20 anni di distanza, si è poi rivelata fatale. Ciò non permise infatti di identificare il tumore osseo da cui era affetto: lo stesso che, una volta diffuso nel corpo, lo ha condannato a morte.


Solo dopo 13 anni, nel 2013, Salvatore scoprì la tragicità di questa diagnosi errata: la presenza dell’osteosarcoma paraosteale, che ormai era troppo diffusa. 3 anni dopo, nel 2016, Salvatore si spense e i periti confermarono la causa: quel test mancante, se effettuato, avrebbe ridotto dell’80% la probabilità di morte. Sono ben 4 i pareri medici che affermano ora la colpevolezza di Università campus Biomedico di Roma.

Le reazioni dell’Istituto e l’eredità affettiva di Salvatore

Un nuovo tassello va a comporre così il grande mosaico di storie di malasanità italiana. Dietro questa vicenda però, c’è anche una famiglia che deve fare i conti con una triste realtà: un familiare scomparso. Un marito, un padre, e un figlio, che negli ultimi 3 anni ha combattuto con la consapevolezza della morte. Come spiega il legale della famiglia: “Questo del dolore è un aspetto giuridicamente estremamente importante perché la sofferenza di un uomo che sa che deve morire, e il Romano questo lo ha saputo dal novembre 2013 all’agosto 2016, e questa condizione che dar luogo al il cosiddetto danno terminale in modo esemplare“. Un periodo nel quale Salvatore ha cercato di concentrare le forze per lasciare un ricordo ai suoi cari.

Per 3 anni ha registrato le chiamate con gli anziani genitori; un lascito vocale, così che la sua presenza potesse rimanere. Un diario anche, destinato alla figlia Viola che non avrebbe mai visto crescere. Tra le eredità rimangono anche gli aspetti legali: un ambito nel quale la moglie di Salvatore, Sebastiana Listo, si sta battendo. Al dolore della perdita si somma in questi giorni la rabbia per il comportamento delle istituzioni: nonostante la causa della morte sia chiara, Università campus Biomedico di Roma e Cattolica Assicurazioni non accettano incontri. Il caso rimane aperto al Tribunale di Roma, senza alcuna soluzione.

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