Denise Pipitone: una nuova impronta potrebbe far riaprire il caso

A pochi giorni dal 13° anniversario della scomparsa di Denise Pipitone un nuovo colpo di scena potrebbe far riaprire il caso

L’avvocato della famiglia Pipitone,  ha chiesto formalmente la riapertura del caso di Denise: molti, infatti, sono i punti ancora da riesaminare. E non solo, esisterebbe anche una prova mai esaminata: l’impronta della manina di un bambino. La prova fu trovata ai tempi del rapimento in un luogo in cui non avrebbe dovuto esserci. Un luogo che per ora non è ancora possibile svelare. Se le analisi del DNA dimostrassero che quell’impronta è di Denise potrebbe esserci una svolta decisiva.

È stato il proprio l’avvocato della famiglia a parlarne ai microfoni di Mattino 5 a giugno: “Questo rilievo non è stato approfondito nel 2004” spiega Frazzitta. “Non sappiamo di chi sia l’impronta, abbiamo anche chiesto l’eventuale confronto con il Dna di Denise Pipitone. Se l’impronta o il Dna dovessero confermare la presenza di Denise, sarebbe un elemento nuovo molto importante”.


Un caso ancora, tanti  coni d’ombra

La piccola Denise è scomparsa il primo settembre del 2004 a Mazzara del Vallo, vicino alla sua abitazione.

Da subito non si è esclusa nessuna pista d’indagine, da quella famigliare a quelle più inquietanti: vendetta, usura, rapimento da parte di rom, pista satanica. Ma poco dopo nel registro degli indagati viene iscritta la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, figlia di Pietro Pulizzi. La ragazza, è accusata di non aver mai accettato la relazione extra coniugale del padre con la Maggio dalla quale è nata Denise e di essersi vendicata per questo. Malgrado la relazione tra i due si fosse conclusa e la Maggio si fosse riappacificata con il marito, furono infatti tanti gli scontri e le minacce fatte da parte della famiglia di Pulizzi.

In particolare fu una frase detta da Jessica a destare il peggiore dei sospetti: intercettata nel commissariato dove stava per essere interrogata disse alla madre “Io a casa c’ai purtai” (io a casa la portai). Per l’accusa era, insieme ad altri elementi, alcuni forniti proprio da padre della ragazza che da subito ha sospettato della figlia, una confessione. Ma la giovane è stata assolta per insufficienza di prove fino all’ultimo grado di giudizio ad aprile.

Ancora troppi misteri e intercettazioni sospette

Tra i misteri del caso rimane anche la testimonianza, poi smentita, del 74enne Battista Della Chiave. L’uomo, sordomuto,  ha sostenuto di aver visto Denise poco dopo il rapimento in braccio al nipote Giuseppe Della Chiave, compagno di Loredana Genna, amica di Anna Corona, madre di Jessica ed ex moglie di Pulizzi. Un intreccio terribile, conclusosi con la decisione dell’uomo di ritrattare, avvalersi della facoltĂ  di non rispondere.

“L’unica persona che dopo 9 anni decide di dire la veritĂ  sulla scomparsa di mia figlia raccontando anche che è stata portata dentro una fogna” disse la Maggio in quell’occasione “non è stata presa in considerazione. È chiaro che questa cosa non doveva andare avanti. È uno schifo”.

Per la mamma di Denise però non ci sono dubbi: gli indizi portano tutti al suo nucleo famigliare: “C’è un’intercettazione ambientale importante, ottenuta due mesi e mezzo dopo il sequestro, in cui degli uomini parlano sotto casa di Jessica e dicono di andare a prendere Denise”. Non si è mai capito a chi appartenessero quelle voci e se la Denise di cui parlavano fosse proprio la piccola, ma risalire alle loro identità sarebbe un altro tassello fondamentale per il caso.

C’è anche un terzo mistero di cui parla l’avvocato Frazzitta. Non appena la madre apprese della scomparsa della piccola, entrò in contatto con i Carabinieri non esitando a fare il nome delle donne sui cui aveva il più terribile sospetto: la sorellastra di Denise e la madre, ex moglie del padre naturale di Denise, Anna. Gli episodi di odio, erano, come già scritto, stati tanti e anche plateali. Durante il processo è emerso però che quando i Carabinieri giunsero a casa della Corona per effettuare la perquisizione sbagliarono appartamento, perquisendo quello di un’amica da cui la donna si trovava e che si trovava al piano terra. Ad ammettere l’errore fu proprio il commissario Francesco de Girolamo. Gli agenti perquisirono quella casa convinti fosse quella della Corona, che invece si trovava al secondo piano. Sul perché la Corona non disse che quello non fosse il suo appartamento e neanche li condusse al secondo piano rimane un mistero. Secondo la Maggio il motivo è che Denise fosse a casa sua e che il depistaggio fosse atto a non farla trovare.

Da allora Piera Maggio e non si è mai arresa e ancora non si arrende adesso, aggrappandosi a quella manina che se fosse davvero della figlia potrebbe dare nuova speranza ad una donna che continua a sentire sua figlia viva e che quindi, deve trovare.

 

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