Libia, tweet al veleno di Matteo Salvini contro Giorgio Napolitano

Stoccate via social quelle rivolte da Matteo Salvini a Giorgio Napolitano. Al centro della questione, l'intervento italiano in Libia avvenuto nel 2011

Una dura stoccata via social indirizzata da Matteo Salvini a Giorgio Napolitano. Il segretario della Lega Nord ha infatti pubblicato un tweet al veleno rivolto proprio all’ex Presidente della Repubblica, in cui con toni perentori ha affermato: “Napolitano non dovrebbe essere intervistato, pagato e scortato, dovrebbe essere processato“. Non si è fatta attendere la risposta di Napolitano, che ha definito le parole di Salvini “spudorate falsificazioni“. Al centro della diatriba tra i due c’è la Libia. In particolare, il segretario della Lega Nord ce l’ha con il contenuto di un’intervista rilasciata da Napolitano a La Repubblica, in cui ha dichiarato che nel 2011 “il protagonista dell’intervento in Libia fu fondamentalmente l’Onu. Non ci fu una decisione italiana a sé stante“.

La ricostruzione di Napolitano

L’ex Capo di Stato ha infatti ricostruito nell’intervista quanto accadde a livello istituzionale prima che fosse deciso l’intervento italiano in Libia:La consultazione informale di emergenza si tenne in coincidenza con la celebrazione al Teatro dell’Opera dei 150 anni dell’Unità d’Italia – ha dichiarato – A quella consultazione io fui correttamente associato. Il Presidente della Repubblica è presidente del Consiglio supremo di Difesa, e in posizione di autorità costituzionale verso le Forze Armate, aveva titolo per esprimersi su una questione così importante. Dire che il governo fosse contrario e che cedette alle pressioni del Capo dello Stato in asse con Sarkozy, non corrisponde alla realtà“.

Berlusconi avrebbe persino pensato alle dimissioni

Napolitano ha inoltre ricordato come lo stesso Presidente del Consiglio, allora Silvio Berlusconi, fosse contrario a prendere parte alle operazioni, già tuttavia decise dall’Onu. Un “travaglio”, come lo ha definito lo stesso ex Capo di Stato, a causa del quale Berlusconi avrebbe persino pensato di “dare le dimissioni in dissenso da una decisione che peraltro spettava al governo – ha proseguito ancora – sia pure con il consenso della Presidenza della Repubblica“. Decisione che tuttavia Berlusconi evitò di prendere “per non innescare una crisi istituzionale al vertice del nostro Paese“, ha sottolineato Napolitano che definisce la condotta dell’allora Capo del Governo “un atto di responsabilità da riconoscergli ancora oggi“.

L’errore commesso a posteriori

Poi Napolitano ha altresì posto l’accento sulla decisione del Parlamento che “approvò con schiacciante maggioranza due risoluzioni gemelle alla Camera e al Senato, con l’adesione anche dell’allora opposizione di centrosinistra – ha affermato – La legittimazione di quella scelta da parte italiana fu dunque massima al livello internazionale e nazionale“. Napolitano non entra tuttavia nel merito dell’opportunità o meno di quell’intervento, individuando comunque un errore commesso a posteriori: “l’errore veramente grave – ha sentenziato – fu non dare, in quanto comunità internazionale, nessun contributo politico, di institution building, economico alla conclusione dell’operazione militare“.

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