Migranti, il pm di Trapani conferma incontri e intese tra Ong e trafficanti

Ambrogio Cartosio ha rivelato quella che sembra essere una condotta abituale: l'equipaggio della nave Iuventa avrebbe intrattenuto rapporti d'intesa con i trafficanti di migranti

È il procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio ad affermare, in seguito all’indagine che ha portato a sequestrare la nave Iuventa della ong tedesca Jugend Rettet, che tra l’equipaggio dell’imbarcazione e i trafficanti di migranti ci siano stati “incontri e intese”, per quella che secondo Cartosio era una “condotta abituale”.

Inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Il magistrato di Trapani, dopo le sue affermazioni, ha specificato che, nonostante i contatti tra trafficanti e gli uomini della Iuventa fossero una consuetudine, sono in particolare 3 gli episodi su cui le indagini si stanno concentrando: la condotta dell’equipaggio dell’imbarcazione tedesca è ora quindi inscrivibile nel reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche se si esclude quello di associazione a delinquere “perché parliamo solo di accordi in ordine a questi episodi”, spiega Cartosio, che sottolinea come non c’entri nulla il fatto “che la Ong non abbia sottoscritto il codice di condotta”.


Il provvedimento, però, andrà formulato contro ignoti, dato che l’equipaggio della nave cambia molto spesso e ulteriori accertamenti dovranno aver luogo per capire di chi sono le responsabilità. In precedenza il tribunale di Trapani aveva già disposto il sequestro preventivo della Iuventa, dopo che la nave era stata bloccata nel porto di Lampedusa: le indagini sui rapporti tra le ong e i trafficanti sono sotto la lente dell’ingrandimenti del procuratore Cartosio e del sostituto procuratore Andrea Tarondo ormai da mesi.

Il 10 maggio, i due erano stati sentiti sull’argomento anche dalla Commissione Difesa del Senato. Cartosio spiega ancora: “È accertato che, seppure questa imbarcazione in qualche caso intervenga per salvare vite umane, in più casi invece tali azioni non avvengono a fronte della sussistenza di un imminente pericolo di vita. I migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all’equipaggio che li prendono a bordo della ‘Iuventa’. Non si tratta dunque di migranti ‘salvati’, ma recuperati, potremmo dire consegnati. E poiché la nave della Ong ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di Ong e militari”.

L’episodio che fece scattare le indagini

I controlli a bordo sono stati eseguiti dagli agenti e dal tenente della capitaneria di porto di Lampedusa, Paolo Monaco, che ha ispezionato i documenti della nave e dei suoi occupanti. A far scattare l’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è legato all’intervento di soccorso effettuato proprio dalla Iuventa il 3 novembre 2016, con trasbordo sulla nave Phoenix del Moas, che portò a Trapani 457 migranti e 8 morti.

Per l’investigazione, come si specifica nel decreto di sequestro della nave che lavora per Jugend Rettet, sarebbero stati usati anche agenti sotto copertura, di cui uno avrebbe lavorato sulla nave Vos Hestia, affiliata a Save the Children. Stando alle indagini, chi lavorava sulla Iuventa avrebbe permesso a persone che lavoravano al confine con le acque libiche di recuperare 3 navi utilizzate dai migranti per lasciare le coste del Nord Africa: una di esse è stata poi riutilizzata il 26 giugno per una seconda partenza.

Tutto ciò è stato immortalato dall’agente sotto copertura con una macchina fotografica: una piccola imbarcazione della Iuventa, la Rhib, avrebbe infatti trainato le 3 barche lasciandole poi alla deriva, poi recuperate da chi aveva in mente altre partenze. E ciò avviene contrariamente a quanto si intima di fare nelle riunioni operative sui salvataggi, dove si raccomanda di rendere inutilizzabili i mezzi usati dai trafficanti per il trasporto di migranti.

L’incontro tra operatori e migranti

Gli inquirenti, però, hanno avuto modo di documentare anche quello che sembra esser stato un vero incontro tra operatori presenti sulla Iuventa e migranti per la consegna di altre persone in viaggio verso l’Europa.

Nel provvedimento di sequestro il giudice sottolinea che dopo un dialogo tra le parti, avvenuto il 18 giugno, gli operatori della Iuventa si sono allontanati sulla propria imbarcazione facendo un gesto di saluto alla nave: anche in questo caso, le foto documentano tutto. La Jugend Rettet intanto comunica: “La Iuventa non è stata confiscata, l’equipaggio non è stato arrestato. Quello che è successo è una procedura standard. Aspettiamo altre informazioni”.

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