"Charlie se n'è andato in 12 minuti", le parole della mamma e la lettera del medico contro i leoni da tastiera

A poco più da una settimana dalla morte di Charlie Gard, mamma Connie racconta i suoi ultimi minuti di vita, mentre un medico dell'ospedale se la prende contro chi ha parlato troppo e spesso a sproposito in questi mesi

È passata poco più di una settimana dalla morte del piccolo Charlie Gard, il bimbo inglese rimasto nei cuori di mezzo mondo ucciso da una rara malattia di deperimento mitocondriale che se l’è portato via a nemmeno un anno dalla nascita. Ora, dopo le polemiche, il dolore e le battaglie giuridiche, sono la mamma di Charlie e un medico, rimasto anonimo, a parlare lontano dalla bufera mediatica: due dichiarazioni diverse negli affetti e nei toni, ma entrambe molto toccanti.

Mamma Connie ricorda gli ultimi istanti di Charlie

Il piccolo Charlie avrebbe compiuto un anno il 4 agosto, ma la sua malattia, per cui lo si voleva sottoporre a una cura sperimentale, lo ha fatto spegnere poco prima di festeggiare questo traguardo. Ora, dopo che le acque si sono calmate, è Connie Yates, sua madre, a parlare al Daily Mail per spiegare gli ultimi istanti di vita del bimbo: “Charlie ha aperto gli occhi e ci ha guardato per l’ultima volta poi li ha chiusi e se n’è andato. Ci avevano detto che che sarebbe morto 5 o 6 minuti dopo aver staccato le macchine, ma il suo cuore ha smesso di battere dopo 12 minuti”.


Così descrive gli ultimi momenti di Charlie nell’hospice dove l’Alta Corte di Londra aveva stabilito che dovesse rimanere prima che i macchinari che lo tenevano in vita venissero staccati, contrariamente alla volontà dei genitori del piccolo di portarlo a morire a casa. I coniugi Gard hanno potuto portare il figlio a casa solo dopo la sua morte, in una culla con la temperatura assistita. “Abbiamo esaudito il nostro desiderio. Una volta arrivati è stato bellissimo sedersi e vederlo, lì, disteso come un bambino qualunque. Non più circondato dai macchinari e nulla che oscurasse il suo bellissimo faccino. Vedere il nostro Charlie, a casa, dormire nella sua culla, proprio dove doveva essere”.

I coniugi Gard non hanno ancora voluto comunicare la data del funerale del piccolo, anche se è trapelato che verrà sepolto con il suo peluche preferito. “Presto Charlie dovrà affrontare il suo ultimo viaggio. In questi giorni, lo abbiamo guardato senza tubi e macchinari ed è ancora più bello. Proprio come un meraviglioso bambino che sta dormendo”.

La lettera contro i leoni da tastiera

E mentre Connie e Chris salutano il loro piccolo dopo un anno di dure battaglie, appare sul Guardian una lettera anonima rivolta ai “leoni da tastiera” che in questi mesi si sono avventati rabbiosamente contro dottori e staff dell’ospedale in cui Charlie era ricoverato, il Great Ormond Street Hospital. “Come tutte le persone dell’unità medica, ho amato da morire questo bambino. Ma siamo arrivati a un punto dove non c’era più nulla da fare. Per me non è solo un lavoro, ma è una ragione di vita tenere in vita questi bambini per restituirli ai genitori e garantirgli la vita migliore possibile”, si legge nella lettera intitolata “Toccava a noi dire basta”.

I toni si fanno anche forti nel testo, con l’autore che si scaglia contro le figure politiche e pubbliche che hanno alimentato la polemica: “Charlie potrebbe avere sofferto più del necessario proprio per l’attenzione ricevuta che ha portato alle prese di posizione di Papa Francesco, di Donald Trump e del ministro degli esteri Boris Johnson. Ma è stata una causa di cui la gente mobilitata sapeva poco o niente. E la vicenda di un piccolo ammalato di una malattia incurabile si è trasformata in una soap opera. Avete mai incontrato davvero un medico o un infermiere che voglia far morire un bambino?” .

La chiusura della lettera non è meno amara e velenosa: “Voi dimenticherete presto questa storia. Ma per i genitori di Charlie il dolore sarà inimmaginabile, la loro perdita incommensurabile, non la dimenticheranno mai. E nemmeno noi”. 

 

 

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