Scontro nel governo sul codice delle Ong: Minniti e Delrio verso la spaccatura

I ministri Minniti e Delrio si scontrano sul codice di condotta delle Ong. Gentiloni e Mattarella difendono il Viminale, ma l'esecutivo scalpita

Sembra che a Marco Minniti piaccia particolarmente incarnare la figura dell’uomo forte del governo Gentiloni. E quando è un suo collega ministro a mettere in dubbio il suo operato, la risposta è netta e non ammette repliche. Il ministro dell’Interno ieri non si è presentato al Consiglio dei ministri in cui avrebbe dovuto incontrare Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, che ha chiesto maggiori libertà sul codice di condotta imposto alle organizzazioni non governative (Ong).

Minniti e Delrio: braccio di ferro sulle Ong

Il codice di condotta delle Ong imposto dal ministero dell’Interno non lascia molto spazio di manovra. Minniti sembra determinato a farlo seguire alla lettera, senza tentennamenti. Il problema è che la Guardia Costiera è una delega del ministro delle Infrastrutture Delrio, che chiede alcune licenze. Come rendere possibile il trasbordo dei migranti dalle navi delle organizzazioni a quelle della Guardia Costiera. “Facciamo la guerra agli scafisti, non alle Ong. Non possiamo venire meno agli obblighi umanitari, il soccorso in mare non è discrezionale“, puntualizza Delrio, aprendo lo scontro interno alla maggioranza. Delrio si appella al diritto internazionale che ha la precedenza rispetto al codice di Minniti, a cui comunque, ha dichiarato, non è contrario.


La minaccia di dimissioni

Minniti però si rivolge alle alte sfere. Dopo aver “bidonato” il Consiglio dei ministri di ieri, arriva la blindatura del Presidente del Consiglio Gentiloni e di Sergio Mattarella. Il ministro, in caso fosse mancato il totale appoggio delle istituzioni, ha minacciato le dimissioni. Una prospettiva inaccettabile dato che Minniti è stato l’unico a riuscire a convincere l’opinione pubblica di star facendo qualcosa di concreto sul tema immigrazione. E che il controllo dei flussi non è un’impresa solo per la destra. Il tema sarà centrale nella prossima campagna elettorale e probabilmente influirà non poco sul voto del 2018. Arriva quindi l’endorsement del premier che sollecita anche il Presidente della Repubblica. Il quale, da Palermo, esprime “grande apprezzamento” per il Viminale.

Restano le tensioni nell’esecutivo

Non basta l’appoggio di Gentiloni e di Mattarella per placare le tensioni che si registrano all’interno del governo. La linea dura lascia qualche perplessità dentro il partito di maggioranza. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha provato a ridimensionare la situazione: “Non può passare il messaggio, come mediaticamente in parte sta avvenendo, che le Ong siano quasi una promanazione degli scafisti“. Il Guardasigilli cerca di conciliare le due diverse visioni: “Non possiamo chiedere loro di essere il braccio operativo del governo. Ma si devono rendere conto che l’Italia sta facendo uno sforzo. Bisogna arrivare a un punto di intesa“. Il ministro aggiunge: “È giusto cominciare a muoversi e a emanare decreti sull’accoglienza ma bisogna stare molto attenti a evitare banalizzazioni ovvero dire che siamo in emergenza, non è vero che è una invasione che non ha precedenti nella storia“.

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