Stop dell'età pensionabile, Tito Boeri avverte: "È pericolosissimo"

Dopo l'allarme lanciato dalla Ragioneria di stato, secondo cui un nuovo rinvio dell'età per la pensione potrebbe mandare in tilt il sistema, risponde il presidente dell'Inps Tito Boeri

Esprime preoccupazione Tito Boeri, presidente dell’Inps, a seguito delle dichiarazioni della Ragioneria di Stato che stabilisce che con un ulteriore rinvio dell’età pensionabile, tutto il sistema rischierebbe di collassare: secondo Boeri, il pericolo è nascosto invece nell’andare a rivedere o bloccare il meccanismo che porterà all’aumento dell’età.

Il rapporto della Ragioneria di Stato

L’allarme della Ragioneria dello Stato era arrivato l’8 agosto: secondo un rapporto sulle tendenze di medio e lungo periodo del sistema pensionistico, in caso di ulteriore rinvio rispetto ai 67 anni come limite d’età, si rischia il blocco di tutta la macchina che garantisce le pensioni, poiché si determinerebbe “comunque un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano volta a contrastare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione“.

Secondo l’istituto, così “verrebbe messa in discussione l’automaticità e l’endogeneità degli adeguamenti stessi, per ritornare nella sfera della discrezionalità politica con conseguente peggioramento della valutazione del rischio Paese. Come specificato nella norma, la modifica della normativa sull’adeguamento alla speranza di vita non andrebbe in ogni caso a intaccare sul “requisito di vecchiaia che verrebbe comunque adeguato a 67 anni nel 2021, in applicazione della specifica clausola di salvaguardia introdotta nell’ordinamento su specifica richiesta della Commissione e della BCE, e successivamente mantenuto costante a tale livello”.


Le rimostranze di Boeri

Arriva dopo poche ore la replica di Tito Boeri, che in merito alle valutazioni della Ragioneria sul rinvio dell’età pensionistica si esprime così a Gr1 Rai: “È pericolosissimo toccare questo meccanismo, perché può avere sia effetti in avanti che all’indietro: le generazioni che hanno già vissuto questo adeguamento, per esempio con l’aumento dell’età pensionabile di 4 mesi nel 2016, o prima ancora, di 3 mesi nel 2013, direbbero: ma perché noi abbiamo dovuto pagare? E poi, guardando ancora più in avanti, avremmo un ulteriore aggravio di spesa pensionistica che noi stimiamo in 141 miliardi di euro”.

E ancora: “Inoltre le pensioni sarebbero più basse, quindi questo stop all’aumento progressivo dell’età pensionabile non è neanche nell’interesse dei lavoratori più deboli; perché se possono andare in pensione prima, sappiamo che saranno i datori di lavoro stessi a spingerli a ritirarsi prima, e a quel punto uscirebbero con delle pensioni più basse, perché col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano. Se uno percepisce la pensione più a lungo perché si vive più a lungo è giusto anche che contribuisca più a lungo al sistema, altrimenti il sistema non riesce a reggere”, conclude Boeri.

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