Addio tetto agli stipendi d'oro: i dipendenti del Parlamento tornano ai vecchi fasti

I dipendenti di Camera e Senato torneranno ai vecchi stipendi d'oro, dopo 3 anni dai tagli di Laura Boldrini. La misura temporanea è scaduta

Gli stipendi d’oro dei dipendenti di Camera e Senato torneranno presto ai livelli pre spending review. I tagli voluti da Laura Boldrini, che ha imposto un tetto di 240mila euro per le buste paga di tutti i dipendenti pubblici, stanno per arrivare alla data di scadenza. Dal 31 dicembre avremo di nuovo elettricisti che guadagnano 152mila euro, e da fine settembre il dover sborsare tali somme sarà inevitabile.

Stipendi d’oro per i barbieri della Camera

Le cifre guadagnate dai dipendenti del Parlamento sono nettamente superiori a quelle di chi opera fuori dal Palazzo, anche se nello stesso ramo. Alla Camera, o a Palazzo Madama, un barbiere guadagnava 136mila euro l’anno, un segretario ben 156mila, e un dirigente arrivava anche a 358mila euro. Questo fino al 2014, quando l’Ufficio di Presidenza ha imposto tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, che non potevano superare i 240mila euro l’anno. Così sono state adeguate le retribuzioni di tutti, per evitare che l’usciere prendesse più del dirigente. I 2mila dipendenti del Parlamento hanno dissotterrato l’ascia di guerra e impugnato il provvedimento senza pensarci due volte.


La Commissione giurisdizionale, composta da membri del PD, è venuta incontro alle richieste dei dipendenti. Così, nel 2015, il tetto è diventato temporaneo, valido fino al 31 dicembre 2017. Poi, un bel colpo di spugna e si torna ai costumi fastosi e spendaccioni del passato.

La fine del tetto

Chi ha provato a mantenere i tagli è il collegio dei Questori, che non ha potuto fare molto, dato che non ha mai ricevuto udienza. La Commissione, che si occupa di vagliare i ricorsi dei dipendenti di Camera e Senato, ha accolto le richieste dei dipendenti e dal prossimo anno ragionieri, falegnami e dirigenti torneranno alle loro laute retribuzioni. Difficile trovare una soluzione, di fronte a qualsiasi alternativa che alleggerisca la busta pagai dipendenti faranno ancora ricorso e gli daranno ancora ragione e toccherà dargli indietro tutte le somme con anche gli interessi“, spiegano i questori.

Le ferie e il Bilancio

tempi sono stretti: il 30 settembre i questori dovranno avere in mano i preventivi per le spese di Camera e Senato. Il Bilancio non aspetta nessuno e a quel punto i numeri della previsione dovranno essere rispettati. I parlamentari torneranno dalle ferie il 14 settembre, dopo un mese e mezzo. In poco più di due settimane difficile che si riesca ad evitare una simile disparità di trattamento, dato che la Commissione giurisdizionale si è dimostrata finora dalla parte dei dipendenti d’oro.

Francesco Bonifazi, Ernesto CarboneFulvio Bonaviticola sono le tre figure di spicco del Partito Democratico che fanno parte dell’organo. E che hanno difeso gli stipendi dei dipendenti anche a costo di inimicarsi la compagna di partito Marina Sereni, vice presidente della Camera, la quale ha spinto molto per l’approvazione del tetto.

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