Giovani migranti affogati in Yemen: il trafficante li ha buttati giù dalla nave

Almeno 50 giovanissimi, tra cui anche bambini, sono morti affogati nel golfo di Aden, Yemen. Sono stati "affogati deliberatamente" dagli scafisti che li hanno gettati fuoribordo

È l’Organizzazione Internazionale per i Migranti, l’Oim, a riferire quanto accaduto in Yemen. Almeno 50 migranti, la cui età media era 16 anni, sono morti annegati nel golfo di Aden.

Gli scafisti li buttano giù dall’imbarcazione: 50 morti

I 120 migranti somali ed eritrei stavano attraversando il tratto di mare che separa il Corno d’Africa dalla Penisola Arabica. Lo scafista che li stava trasportando, allarmato dall’avvistamento di una nave forse dell’autorità costiera, li ha costretti a gettarsi in acqua. Sono almeno 50 i giovani affogati, tra i quali c’erano anche bambini. L’Oim ha soccorso sulla spiaggia di Shabwa 27 superstiti, i quali avevano seppellito come potevano almeno 29 giovani.


I terribili racconti dei sopravvissuti

I ragazzi hanno raccontato che gli scafisti li avrebbero costretti a gettarsi nelle acque del golfo di Aden. “I sopravvissuti ci hanno detto di essere stati costretti a buttarsi in acqua, alcuni spinti fisicamente in mare dallo scafista che poi è ripartito per tornare in Somalia e prendere un altro carico di persone da portare nello Yemen seguendo la stessa strada”, racconta Laurent de Boeck, capo della missione delle Nazioni Unite in Yemen. “Questo è scioccante e inumano“, conclude de Boeck.

La rotta della guerra

I giovanissimi migranti stavano attraversando un tratto di mare tra i più temuti. Oltre ad essere noto per il traffico di essere umani, il golfo di Aden è al centro della missione antipirateria Atlante, di cui fa parte anche l’Italia dal 2009. La disperazione che ha spinto questi ragazzini a scappare da Somalia ed Eritrea, li stava conducendo verso un altro Paese dilaniato dalla guerra.

Lo Yemen sta attraversando un conflitto tra i più sanguinosi al mondo. Attacchi con i droni, bombardamenti quotidiani e un’epidemia di colera sono la realtà quotidiana che chi arriva sulle sue coste si trova davanti. Il Paese è anche la porta di accesso per le ricche petromonarchie del Golfo, verso cui i migranti si dirigono. Lì possono entrare a far parte della manodopera immigrata a basso costo e senza diritti di cui questi Stati sono affamati.

 

 

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