"Rimanga in attesa": il padre sta male ma al 118 risponde un disco

Protagonista di questo caso scandaloso è Valentina Ruggiu, che in una lettera aperta racconta la terribile e lenta agonia di suo padre, mentre ai soccorsi le rispondeva una voce registrata

ROMA- Questo racconto è perché nessun altro padre, marito o figlio, nessun altro amico o cugino, possa morire con una voce che ti dica Rimanga in attesa“. Esordisce così la lettera aperta di una giovane, Valentina Ruggiu, che ha visto suo padre morire, mentre aspettava una risposta dal 118. 

Il racconto, chiara denuncia di un ennesimo e scandaloso caso di malasanità, è stato pubblicato su Repubblica. Nelle parole di Valentina, che ripercorrono istante per istante quell’orribile notte, emerge un profondo senso di impotenza. “Forse mio padre sarebbe morto ugualmente -spiga- ma una voce umana mi avrebbe dato conforto e speranza“. Valentina e la sua famiglia avevano solo bisogno di sapere cosa fare, come agire.

Un malore nella notte

Quella notte, la notte che suo padre morì, Valentina fu svegliata da un tonfo assordante. Non realizzò di cosa si trattasse fino a che non vide suo padre accasciato. “Mezzo steso a terra, una gamba piegata sotto l’addome, l’altra tesa indietro. Respira, si lamenta e dal viso scendono a terra gocce di sangue” questo il quadro che le si presentò davanti.


Immediatamente la ragazza provò a sollevarlo, ma nel frattempo, tempestivamente aveva già infilato il telefono tra l’orecchio e la spalla, contattando il 118. Ed ecco che comincia l’incubo: una voce registrata “Rimanga in attesa”. La voce va avanti ad oltranza, così Valentina attacca e riformula il numero, e parte di nuovo il disco. Valentina compone sulla tastiera del suo cellulare 1-1-8 una terza volta. Sono le 3.19, sono passati diversi minuti dal tonfo raggelante che l’ha destata, ma nulla e suo padre è ancora lì, agonizzante.

Situazione disperata

Mentre gli occhi del suo babbo imploravano aiuto e la mamma disperata guardava impietrita la scena, senza l’aiuto dei soccorsi Valentina provò ad agire da sola. “Prendo una spugnetta bagnata e gliela passo sul viso, provo a mettergli qualche goccia d’acqua in bocca“. Poi però un dubbio l’assale: “Forse non dovevo farlo, forse non può ingoiare. E se soffoca?“. Ma a suggerirle cosa fare non c’è nessuno, al telefono ho solo quel ripetitivo ed inquietante “Rimanga in attesa“. Valentina urla contro il telefono. Nel frattempo erano giunti suo fratello e la compagna, che insieme riuscirono a sollevare il papà e distenderlo sul letto.

Il mio papà si stava spegnendo” ricorda Valentina con dolore. Ma la speranza, quella era ancora viva. Così Valentina provò a bussare ai vicini, chiedendo loro aiuto. Anche la sua vicina compose il numero del 118. Anche lei fu messa in attesa, come la cognata di Valentina qualche istante prima. Finalmente la registrazione si interruppe e rispose una voce: “All’operatore dico dove abito. Gli spiego del rumore tremendo che mi ha svegliata e di come ho trovato mio padre. Gli dico che è ancora vivo, ma che sta per morire. Gliel’ho visto in faccia. Serve un’ambulanza urgentemente. Mi dice ‘Ok, trasferisco la chiamata alla centralina del 118 più vicina a lei’“. Un’orribile beffa, riparte il disco “Rimanga in attesa”. All 3.26, Valentina, in preda all’esasperazione scese in strada per gridare aiuto.

L’ospedale a pochi metri

La cosa assurda è che il pronto soccorso più vicino, quello di Albano Laziale, dista da casa di Valentina solo 300 metri.  “Da casa mia si può quasi vedere nelle camere per la degenza perché abitiamo nella via proprio sotto l’entrata principale della struttura. In totale ci separano 300 metri, praticamente un minuto di macchina“. Fu allora che il fratello decise di agire per conto suo, mettendosi in macchina e dirigendosi di persona al pronto soccorso, per chiedere l’aiuto di un’autoambulanza. “Dicono che non hanno ambulanze a disposizione al momento“. Intanto il disco registrato “Rimanga in attesa” fu interrotto nuovamente dalla voce di un operatore. Valentina spiegò lui, di nuovo tutta la storia da capo. “Rimanga in attesa” il loop si riavviò.

Poi l’epilogo: “Alle 3.34 l’attesa è finita, ma in tutti i sensi: papà è morto” ricorda Valentina. “Alle 3:36 mi chiama un numero privato: ‘Signora se la vuole ancora, le mando un’ambulanza’“. L’incubo ormai era finito, e nel peggiore dei modi. “Volevo aiuto e ho avuto solo una voce registrata. L’autopsia forse dirà che si è trattato di un ictus o di un’ischemia, in ogni caso darà una spiegazione a quel tonfo che ho sentito. Forse però non saprò mai perché ho atteso così tanto“.

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