Orrori a Phoenix: condanna a morte per la donna responsabile dell'uccisione del cuginetto

Il fatto nel 2011. Sammantha Allen sottopose il cuginetto a lunghe torture che ne provocarono la morte. Adesso la sua condanna a morte

Si può morire a 10 anni per aver “rubato” un gelato? Evidentemente sì, è successo a Phoenix, in Arizona. Il fatto avvenne nel 2011. Il piccolo Ame Deal, questo il nome del bimbo, venne rinchiuso per ore in un contenitore di plastica esposto al sole. La sua colpa? Aver preso un ghiacciolo senza chiedere il permesso alla cugina, Sammantha Allen, di 29 anni. Il piccolo, dopo alcune ore di agonia, venne successivamente rinvenuto ormai cadavere.  Il processo ha decretato la condanna a morte per la donna.

Una breve vita di violenze

I referti medici sul corpo del bimbo all’epoca stabilirono che si trattava di una morte orribile. Una punizione imposta per motivi banali. Le indagini e analisi accertarono infatti che il piccolo non era nuovo a punizioni crudeli. Sul suo corpo vennero identificate lesioni più antiche e altri evidenti segni di tortura. Non solo, il contenitore, come si accertò con le indagini, era uno strumento abituale di punizione da parte della cugina. Il marito di questa ne era il complice. Il piccolo Ame Deal, prima di venire rinchiuso, subì almeno 2 ore di torture e violenze varie. Lo sfortunato bambino probabilmente non conobbe mai momenti di serenità. Non era noto ai Servizi di Tutela dei bambini dell’Arizona, nonostante vivesse con la cugina ed il marito in una situazione critica di disagio. Nello Utah, Stato in cui visse coi genitori dal 2006 al 2010, era classificato come bambino abusato e trascurato.


Il processo e la sentenza

Questo caso destò notevole scalpore in Arizona, all’epoca dei fatti. Il processo ha tenuto conto di una molteplicità di attenuanti. L’efferatezza del delitto ha portato tuttavia a considerare anche un gran numero di aggravanti, previste dallo Stato dell’Arizona. Il giudice Teresa Sanders e la giuria popolare alla fine del dibattimento hanno emesso la sentenza prevista nello Stato dell’Arizona per questi casi: condanna a morte. Alla lettura della sentenza, Sammantha Allen ha chinato il capo e pianto. La Allen diventa la terza donna nel braccio della morte delle carceri dell’Arizona e la prima ad essere condannata a morte dal 2011.

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