Ad occhi chiusi

La violenza degli ultimi fatti di cronaca ha aumentato l'ottusità delle posizioni radicali. Non abbiamo più idee, solo opinioni cumulative

Un solo denominatore comune per fatti che in comune hanno ben poco.

Gli sgombri di piazza Indipendenza hanno manifestato un problema che facevamo finta di non vedere, e poi Torino con l’ex villaggio olimpico e i seri problemi abitativi di questo Paese.

Una bambina inglese che viene affidata ad una famiglia musulmana integralista che non parla neppure la stessa lingua.

E la violenza inaudita del branco di Rimini.

Nulla hanno in comune queste terribili vicende, se non una cosa: o si sta con gli “stranieri” o si sta con gli italiani.

Non ci poniamo più domande, ma solo posizioni.

Ogni cronaca e ogni intervento social-mente pubblico, sono sfruttati per radicalizzare le posizioni, ormai ci riduciamo ad essere “CON” O “CONTRO”.

Quando leggiamo, o scriviamo, degli sgombri di Roma, abbiamo subito un’idea, senza informarci se esiste uno sfruttamento organizzato dietro queste persone, senza sapere tempi e modi di occupazione, senza sapere, in fin dei conti, cosa è successo. O con loro o con la polizia. Ci facciamo subito un’idea radicale, e si sa quanta fatica si fa a cambiare idea.

Quando leggiamo, o scriviamo, della violenza di Rimini riportiamo che la trans è peruviana, come se fosse importante per capire la vicenda. Chissà come mai la provenienza dei primi ragazzi aggrediti, quasi non ce la ricordiamo più, forse perché comunitari. Pare, di questi tempi, che la nazionalità di vittime o di carnefici sia sempre importante e selettiva.

Quando una bambina viene data in affidamento ad una famiglia che non parla la sua lingua, che non condivide cultura e religione, ancora, la prima cosa che leggiamo, o scriviamo, è la provenienza geografica della famiglia affidataria, e poco ci interessa il senso di abbandono che può aver provato questa bimba tolta alla famiglia e inserita in un contesto tanto diverso dal suo. Ma anche qui ci fermiamo a urlare la nostra posizione CON o CONTRO.

Ci accusiamo a vicenda di essere razzisti, fascisti e violenti. E non ci accorgiamo che i CON e i CONTRO assumono lo stesso comportamento ottuso: non si considerano più le persone e le vicende, ma solo le posizioni radicali, per timore di essere percepiti come abbiamo paura di essere.

Ma cosa succederebbe a pensare: “questa volta un immigrato ha sbagliato” o “questa volta un immigrato ha ragione”?

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