Stupro di Rimini, la ragazza: "Mi dicevano in inglese 'I kill you'"

Il branco probabilmente responsabile dello stupro di Rimini si trova in carcere mentre i giovani polacchi raccontano quella terribile violenza

Ora che i quattro ragazzi ritenuti responsabili dello stupro di Rimini si trovano in carcere, viene a galla il racconto delle vittime di quella notte terribile: i due amici polacchi che si trovavano in spiaggia, e la prostituta aggredita poco dopo la prima violenza.

Il racconto shock della donna

I due amici si trovavano in spiaggia quando vengono improvvisamente aggrediti. “L’uomo che avevamo di fronte che subito colpiva” il ragazzo, queste le parole della giovane donna polacca che ha dovuto raccontare la violenza di quella notte. Il giovane è stato colpito “al volto facendolo cadere a terra mentre dall’oscurità si materializzavano davanti a me prima due persone poi un terzo che mi immobilizzavano, buttandomi a terra, poggiandomi di schiena sulla sabbia e colpendomi con più colpi al volto, alla testa e sul corpo“. Ha avuto la forza di raccontare tutto quello che le è accaduto sulla spiaggia di Rimini: “Mi tenevano per la gola quasi da strozzarmi, facendomi rimanere senza respiro. Una violenza interminabile, durata più di 20 minuti, durante la quale mi dicevano in inglese ‘I kill you‘ e sentivo che il mio amico veniva picchiato brutalmente“. Si è sentita “Stremata“, “senza forze ed impaurita, ma cosciente“.

Il racconto dell’amico

Anche il giovane che era con lei è stato costretto a parlare di quei terribili momenti: “Tre o quattro a turno si intercambiavano tra loro nell’abusare di lei e nell’immobilizzare me“. Nell’ordinanza è possibile leggere il racconto fatto dal magistrato: “Mentre era immobilizzato a terra tenuto da due persone con il viso sulla sabbia il giovane veniva perquisito alla ricerca di telefono e portafogli, e colpito ripetutamente con calci in tutte le parti del corpo e pure al capo con una bottiglia di vetro“. Mentre era steso a terra, colpito e immobilizzato “sentiva la compagna chiedere aiuto dicendo che la stavano uccidendo e si rendeva conto che ella veniva abusata sessualmente“. Il ragazzo ha anche provato a fermare la violenza, ha chiesto al gruppo dell’acqua, soffre di asma: “E mentre il giovane polacco veniva picchiato e trattenuto con la forza manifestava segni di sofferenza respiratoria e vomitava“.

La seconda violenza

Quando il gruppo lascia la coppia sulla spiaggia si dirige verso il secondo obiettivo. Nella denuncia della prostituta trans si leggono le terribili violenza a cui il branco l’ha sottoposta. “Venivo avvicinata da quattro ragazzi sicuramente non italiani, due dei quali neri e due bianchi. Uno dei due ragazzi bianchi mi strappava la borsetta, mentre uno dei ragazzi neri mi ha preso per i capelli trascinandomi con forza oltre via Flaminia, dove vi erano dei cespugli rigogliosi. Io cercavo di oppormi ad entrare nel cespuglio, ma uno dei giovani mi colpiva alla testa con una bottigliata mentre un secondo mi sferrava un violento pugno allo zigomo sinistro. Continuavo ad oppormi ad entrare nel cespuglio ma mentre uno mi minacciava puntandomi il collo della bottiglia alla gola, l’altro, sempre tirandomi, mi trascinava nel cespuglio, oltrepassandolo“. Sarà proprio lei a descrivere perfettamente i suoi aggressori alle Forze dell’Ordine, a fornire perfetti identikit che alla fine hanno permesso agli agenti di tenere sotto scacco gli aggressori. Nel frattempo i quattro finiti in manette raccontano la loro versione, mentre l’unico maggiorenne del gruppo attribuisce la colpa agli altri tre.

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