Dal 2018 donne in pensione come gli uomini a 66 anni e 7 mesi

Da gennaio 2018 le donne raggiungeranno gli uomini nell'età per la pensione: 66 anni e 7 mesi. E il prossimo aumento è già previsto per il 2019

Da gennaio 2018 anche le donne andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi. L’Italia diventerà così il paese con l’età per la pensione più alta di tutta l’Europa.

Ultima tappa della riforma Fornero

È l’ultimo passo per l’unificazione dell’età per la pensione di vecchiaia tra donne e uomini, già previsto dalla riforma Fornero del 2011. Da allora è stato un graduale innalzarsi dell’età della pensione femminile.

Le dipendenti della pubblica amministrazione avevano raggiunto l’età maschile già 2 anni fa. Ora anche le lavoratrici private hanno raggiunto i loro colleghi. Tranne che nel caso di pensione anticipata: le donne, infatti, potranno ancora usufruirne con 41 anni e 10 mesi di contributi, rispetto ai 42 anni e 10 mesi degli uomini.

L’età più alta d’Europa

Ora si attende un’ulteriore passaggio, previsto nel 2019, per il quale l’età si alzerà ai 67 anni per entrambi i sessi. Questo a causa dell’adeguamento dell’età di vecchiaia all’aspettativa di vita. Con l’aumento dell’età per la pensione, però, si allargherà anche il divario tra l’Italia e i paesi europei.

I sindacati hanno quindi chiesto al governo di spostare la data più in avanti, almeno fino al 2021, per potersi mettere in pari con l’Europa. Infatti in Francia lo scatto ai 67 anni si verificherà dopo il 2022, nel Regno Unito nel 2028 e in Germania nel 2030. In Austria, addirittura, le donne raggiungeranno l’età della pensione a 65 anni nel 2033.

Bonus in arrivo?

Intanto oggi è previsto un incontro tra il ministro del lavoro Giuliano Poletti e i sindacati. La discussione sarà incentrata appunto sul tema delle pensioni delle donne, che hanno una carriera più travagliata a causa dei periodi di maternità e del ruolo che hanno nell’accudire la famiglia.

Si parla anche, per attutire il colpo per i lavoratori, di versare un bonus alle madri con genitori o figli disabili. Secondo parametri ben precisi, però, per evitare approfittatori. La disabilità dovrebbe essere totale, e in quel periodo la donna che se ne prende cura dovrebbe essere disoccupata. Ovviamente l’ipotesi dei contributi è ancora in fase di dibattito e il suo è un futuro incerto.

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