Messico: 90 le vittime del terremoto, si vive nella paura di una replica

Il terremoto in Messico ha provocato 90 vittime, di cui 71 a Juchitán, la città più colpita. Un bambino di 11 anni è stato salvato dopo 36 ore sotto le macerie

Il terribile terremoto che l’8 settembre ha colpito il Messico continua a seminare terrore negli abitanti di Juchitán. La città, nello stato di Oaxaca, è stata la più colpita: bel 71 delle 90 vittime del sisma si trovavano lì. Si continua a scavare, ma la paura di altre forti scosse è alta.

Juchitá: la ferita aperta del Messico

La città è ormai lo spettro di sé stessa. Circa un terzo delle case sono state dichiarate inagibili: il municipio e gli edifici del centro sono ormai da abbattere. Il Presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, ha visitato la zona e ha dichiarato che la priorità è “il ripristino dell’acqua e delle forniture alimentari, oltre a fornire assistenza medica”. La città è infatti senza corrente elettrica e senza acqua corrente. Chi ha potuto si è rifugiato negli alberghi ancora in piedi, la maggior parte della popolazione, però, è rimasta vicino alle proprie abitazioni.

La paura di altre scosse

Ci sono state circa 800 scosse di terremoto negli ultimi giorni, di cui una di grado 5.2 domenica mattina. Gli abitanti di Juchitán vivono ormai sulla strada, la paura di un altro sisma che faccia crollare le poche abitazioni rimaste è alta. Alcuni sorvegliano quanto rimasto delle loro case per evitare che gli sciacalli facciano razzia. Si dorme in auto, su dei giacigli di fortuna, e sempre sulla strada si cucina. “Non c’è nessun posto sicuro in città“, ha dichiarato una donna che partecipava alla messa all’aperto di domenica al Time.

Bambino salvato dopo 36 ore

Un bambino di 11 anni, Josué, è stato salvato dopo 36 ore sotto le macerie. Il ragazzino è stato tirato fuori quasi illeso, ha solo qualche taglio e un livido sul volto. È riuscito a farsi trovare dai soccorsi grazie alle sue chiamate, mentre continua lo sciame sismico.

Le scosse ondulatorie continuano ininterrotte. Appena si sente la terra tremare le persone fuggono dagli edifici non ancora crollati. Neanche ospedali e scuole sono sicuri. I ragazzi non andranno a lezione oggi, come annunciato dal segretario all’Educazione Aurelio Nuno. Nel frattempo i “topos“, il reparto speciale dei Vigili del Fuoco, continua a scavare. Soldati e polizia federale sono arrivati per aiutare nella demolizione delle case che potrebbero crollare, mentre i volontari distribuiscono beni di prima necessità.

 

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