Firenze, il carabiniere indagato: "Mi sono fatto trascinare"

Continuano le indagini sul caso delle 2 studentesse che hanno denunciato 2 carabinieri di stupro. Uno dei militari: "Una cosa inqualificabile"

Parliamo ancora di Firenze, parliamo ancora di quella turpe vicenda che vede al centro due studentesse americane che hanno denunciato di essere state stuprate da due carabinieri nella notte tra mercoledì e giovedì scorso. Giorno dopo giorno emergono nuove dichiarazioni e nuovi elementi sui cui investigare. E mentre l’opinione pubblica va scagliandosi contro entrambe le rive, giungono nuove parole rilasciate da uno dei due carabinieri.

Stupri di Firenze: la Procura indaga

Del caso se ne parla ad ogni livello, in ogni contesto: nella Procura di Firenze, al bar, sui social, tra avvocati ed anche oltreoceano. La notizia delle due ragazze americane che sarebbero state stuprate da due carabinieri in quel di Firenze ha fatto il giro del mondo e, a riguardo, è stato espresso ogni qualsivoglia tipo di giudizio. Come spesso accade il fatto ha rischiato di essere distorto dai meccanismi che regolano la comunicazione, diffondendosi impropriamente o ingigantendo smodatamente dettagli tuttalpiù infondati. Ed anche questa volta, come soventemente succede, la vicenda ha dato adito a discussioni di tutt’altro carattere, fuori luogo e, il più delle volte, di davvero cattivo gusto.

In Procura intanto si lavora così come stanno facendo la scientifica, i carabinieri stessi ed i magistrati. Lo scopo è far emergere la verità anche se ormai non sembrano esserci più dubbi su alcuni punti. Permane da chiarire se quanto accaduto sia stato uno stupro o se sia stato invece un rapporto consumato in maniera consensuale. Su questo punto, le versioni offerte dalla 2 ragazze e dai 2 carabinieri sono antitetiche. Il rapporto sessuale però c’è stato laddove non avrebbe dovuto esserci e questa è la base da cui si muove l’indagine.

Mi sono fatto trascinare

Sembra che al momento della denuncia depositata dalla due giovani ragazze, avvenuta pochi istanti dopo quella che sarebbe stata la violenza, una delle due giovani abbia allegato anche una fotografia, scattata in quei bui momenti. Ma oltre allo scatto c’è anche un testimone oculare e ci sono i 2 carabinieri che, a distanza di giorni, rilasciano dichiarazioni ai magistrati. “Da 20 anni sono dell’Arma e aiuto le persone – ha dichiarato uno dei due indagati – Anche correndo dei rischi, non so perché mi sono fatto trascinare in questa situazione“.

Il solo rapporto sessuale, qualora venisse reputato consensuale, permane comunque un reato imputabile ai 2 carabinieri. Non è di fatto possibile per un militare in servizio né abbandonare il lavoro né concedersi rapporti sessuali durante il turno. Così come non è permesso far salire individui sull’auto dell’Arma senza farne rapporto. Vi sarebbe da considerare infine lo stato psicofisico delle due studentesse al momento della vicenda, alterato da alcool e droga. Come si legge nell’articolo 609 bis del Codice Penale: “È punito con la reclusione da 5 a 10 anni chi induce a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto“.

“Non mi sembrava ubriaca”

Non mi sembrava ubriaca – continua il carabiniere al suo legale – Non barcollava, non puzzava di alcool, connetteva bene i discorsi“. Sempre l’indagato: “E poi, non credevo che fosse così giovane: aveva un’aria più matura, vicino alla trentina d’anni, mi sembrava più grande di età“. Lo stato emotivo del carabiniere è quello di una persona che si definisce “devastata” ed al tempo stesso “consapevole di aver fatto una cosa inqualificabile“. Di contro però i referti emessi dall’Ospedale Torregalli: come si legge nelle cartelle cliniche delle due giovani, entrambe le studentesse destavano in stato d’ebrezza ed una sola si trovava sotto l’effetto dell’hashish. Si attende ora il risultato dell’esame del Dna, messo a punto su quanto prelevato dalla scientifica nell’androne e nella cabina dell’ascensore del palazzo dove tutto si sarebbe svolto.

Diffidare dalle fake news

Da quando è successo si sono susseguiti numerosi risvolti, dai dettagli alle dichiarazioni e, purtroppo, anche tante false notizie che hanno veicolato e manipolato le poche certezze del caso. Non è spesso facile distinguere una notizia vera da una fake news e si può dire che questa sia sicuramente una delle piaghe del giornalismo contemporaneo, spesso così dedito alla velocità da far ingurgitare informazioni senza lasciare il tempo di assaporarle, analizzarle. È giusto dunque discostarsi dalla notizia che vede le due giovani studentesse in possesso di una polizza anti stupro. La verità attraverso le parole del legale delle ragazze: “Non hanno nessuna assicurazione anti stupro, ma soltanto una generica assicurazione che di prassi le università americane stipulano per i loro studenti che si recano all’estero“.

Corretto prendere le distanze anche da una fotografia che è si è velocemente diffusa sui social. Al centro due giovani ragazze immortalate in un momento di puro “sballo” tra alcool e vizi del sabato sera. Venduta come “ecco i volti delle due studentesse”, si tratterebbe in realtà di un’immagine di repertorio proveniente dall’agenzia fotografica Getty Images. Ancor meno fondato poi il millantato dato statistico che vede false il 90% delle denunce depositate dalle studentesse americane. Una statistica quanto mai surreale. Non è la prima volta che una vicenda, nell’iter che la porta a divenire mediatica, acquisisce o perde dettagli forti, scioccanti, turpi ma, soprattutto, menzogneri. Così è accaduto recentemente per alcuni risvolti del caso della bambina inglese affidata ad una famiglia musulmana a Londra e lo stesso per la vicenda dello stupro di Rimini, in relazione all’effettiva positività al test per la tubercolosi del capobranco.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI SUL CASO “STUPRI DI FIRENZE”

carabinieri

 

Aggiungi un commento